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Tra Francia e Italia: intervista ad Alessandro Barbucci

Uno degli ospiti d’eccezione del Comicon di Napoli, edizione 2017, è senza ombra di dubbio Alessandro Barbucci. Il celebre fumettista genovese ha avuto modo di incontrare i suoi fan presso gli stand Bao Publishing e Tunuè, concedendosi in lunghissime sessioni di autografi e sketch, soprattutto per celebrare la ristampa di Sky Doll, una delle sue opere di maggior successo. La nostra intervista è stata l’occasione per poter ripercorrere le fasi principali della sua carriera divisa tra Francia e Italia, iniziata sui periodici Disney Paperino e Topolino, approdando poi su Paperinik New Adventures (PKNA), arrivando poi al successo con W.I.T.C.H. e Monster Allergy, fino alla consacrazione con le sue opere più note: Ekho e, soprattutto, Sky Doll.

Tra Francia e Italia: l’esordio in Disney

 

Neanche il tempo di debuttare nel mondo dei professionisti e sei arrivato a lavorare a Paperinik New Adventures (PKNA) che, di recente, è stato anche ristampato nell’edizione “Giant”. Quali sensazioni ricolleghi a quel momento della tua carriera?

All’inizio è stata un’esperienza abbastanza simpatica, c’era tanto entusiasmo intorno a PK; poi, però, la cosa è degenerata abbastanza velocemente: con i direttori non c’era una bella intesa, adottavano un atteggiamento un po’ mafioso (!) che a me non piaceva. Non c’era un clima gradevole, e a me quel tipo di compromessi non piaceva farli, però ci sono state anche conseguenze positive: ho accettato il lavoro che mi aveva proposto Elisabetta Gnone e, così, è nato W.I.T.C.H.!

Rimaniamo ancora per un attimo su Paperinik. Molti accaniti lettori del PK da te disegnato hanno acquistato, senza pensarci due volte, anche l’edizione Giant: ti sorprende apprendere che PK sia rimasto un prodotto così di culto, anche a tanti anni dalla sua uscita?

Non mi sorprende, perché PK, in realtà, rappresenta qualcosa che effettivamente mancava nel panorama italiano: un mix tra un supereroismo un po’ più adulto ed i personaggi Disney, che sono sempre stati relazionati al mondo infantile, anche se, dalle ricerche di mercato, emergeva che più del 40% di quei lettori era adulto. Ci voleva un anello di congiunzione come PK.

Tra Francia e Italia: nasce Sky Doll, tra sacro e profano

 

tra francia e italia

Il 2016 è l’anno della ristampa di Sky Doll, una delle tue opere di maggior success: Bao Publishing ha ristampato e rimesso in commercio i primi tre volumi, più un quarto inedito. Da questo tuo fumetto sono stati realizzati una vera e propria infinità di gadget: quale credi sia stata la chiave del successo di Sky Doll?

La risposta a questa domanda si ricollega una po’ a quella precedente: senza saperlo abbiamo riempito un buco dell’editoria. Non è stato tanto frutto del calcolo, perché abbiamo realizzato un fumetto che avremmo voluto leggere, ma che effettivamente non trovavamo in giro. Io stesso ho usato tanti elementi che mi piacevano ma che, per forza di cose, non potevo usare in Disney, così mi sono liberato e li ho messi tutti dentro Sky Doll: c’è una forte componente di erotismo, c’è il mio interesse per l’antropologia delle religioni, ci sono influenze gotiche provenienti dal mondo del cinema di animazione, ci sono elementi del manga, c’è un po’ di supereroismo, di underground americano. Abbiamo mescolato tutto ed è venuto fuori un prodotto che, probabilmente, molte persone aspettavano, qualcosa che mettesse insieme diverse influenze, qualcosa che fosse internazionale.

Questo ci porta direttamente alla domanda successiva. In Sky Doll vengono trattati dei temi che sono molto “adulti”, come l’erotismo, il rapporto tra sacro e profano, fino ad arrivare ad una visione molto particolare della religione. Qual è stato l’approccio, sia tuo che di Barbare Canepa, alla realizzazione di questa particolarissima opera?

Eravamo prossimi al 2000 e, in Italia, si parlava tantissimo del Giubileo. Io ho avuto una formazione cattolica, come tutti gli Italiani, un po’ imposta, e poi sono diventato un ateo razionalista “da battaglia”, per cui percepire l’avvicinarsi del Giubileo, vedere il Papa sempre presente in televisione, tutto questo mi dava una forte angoscia, sensazione che mi ha portato a parlare di questo tema. Inoltre a me piacciono molto le rappresentazioni visive legate al cattolicesimo: da un punto di vista antropologico, mi piace molto l’erotismo che traspare ovunque. Stiamo parlando di artisti che, per oltre mille anni, erano stati obbligati a rappresentare solo immagini di un certo tipo, come Gesù, la Madonna, ecc., ma questi artisti non erano per forza dei credenti, non erano casti e puri, quindi tutto ciò che ribolliva in loro, comprese le loro frustrazioni, riusciva a trasparire anche nelle rappresentazioni sacre da loro realizzate. Basta pensare alla Cappella Sistina di Michelangelo per farsi un’idea.

Quindi questi artisti hanno dato una loro interpretazione della sacralità?

Diciamo che la sacralità la richiedeva la committenza. Il Papa di turno pagava profumatamente per questo genere di lavori, probabilmente questi artisti avrebbero desiderato realizzare altro, ma la scelta era pressocché obbligata; ragion per cui realizzavano l’opera commissionata, ma inserendoci gli elementi che volevano loro: molte delle “estasi” che noi osserviamo in realtà altro non sono che orgasmi, le rappresentazioni dell’Inferno erano l’occasione perfetta per studiare l’anatomia umana e per realizzare dei nudi, cose che, altrimenti sarebbe stato impossibile realizzare.

Quindi la linea di confine tra sacro e profano era sottilissima anche a quei tempi.

È la storia dell’arte a dircelo: sappiamo benissimo che gli artisti che lavoravano per il Vaticano non erano per forza credenti, il problema fondamentale consisteva nel fatto che c’era un unico committente. Ho voluto mettere tutto questo in Sky Doll, anche perché tutti questi temi, con la Disney, non potevano essere trattati: avevo proprio bisogno di un altro editore per trattare questa materia.

Uno stile unico nel suo genere

 

tra francia e italia

Il tuo stile di disegno, che fonde il tratto giapponese con quello francese, ha letteralmente fatto scuola, rendendoti un artista immediatamente riconoscibile. Può sembrare una sviolinata, ma non lo è per niente: cosa significa, per te, essere un punto di riferimento per un aspirante fumettista odierno?

Mi sono reso conto, nel corso del tempo, che, quando sono presente alle fiere, molte delle persone che vengono a trovarmi allo stand sono studenti di fumetto, provenienti da ogni parte del mondo. Mi fa un piacere infinito, perché, da un lato, vuol dire che ho uno stile di disegno che riesce a comunicare emozioni ad un pubblico giovane, ad un pubblico che ha voglia di disegnare. Forse anche perché il mio background è abbastanza mainstream: mi piace molto sia il cinema che il cartone animato; per me la svolta del cinema Disney è avvenuta con La Sirenetta che, per me, è stato un vero e proprio “shock grafico”, già all’epoca cercavo di informarmi sui film di animazione americani che non rientravano nei circuiti mainstream. Quando il manga è approdato in Europa, anche io ho cominciato a leggerne tantissimi, fino ad approdare al fumetto francese; quando ho cominciato a lavorare in Francia non ero percepito come un autore franco-belga, ma come un alieno, proprio perché non avevo una preparazione per quel genere di prodotto, ma l’ho raggiunta lavorando in quell’ambiente. Anche la televisione ha avuto il suo ruolo: mi ispiravo molto a ciò che vedevo su Mtv, infatti nelle W.I.T.C.H. c’è una mescola tra le Spice Girl e Sailor Moon, mentre per Sky Doll, ad esempio, mi sono ispirato a Madonna e ai suoi videoclip. Quello che arriva al pubblico è che il mio stile ha una base Disney, mista alla cultura pop, tendente a delle tematiche adulte, ma, di base, resto un ragazzino, sia nella testa che nel modo di disegnare.

Un’ultima domanda, rivolta a chi, come te, si è trovato a lavorare in realtà anche diverse da quella italiana, come, ad esempio, quella francese. Quali sono, secondo te, le principali differenze tra la scena italiana e quella francese? Anche, ovviamente, dal punto di vista del mercato.

Tracciare le differenze tra Francia e Italia è un discorso molto lungo. Quando i Francesi mi chiedono quanto sia grande il mercato italiano, io gli rispondo che il mercato italiano è gigantesco, forse anche più grande di quello francese, ma è un mercato di cui, fondamentalmente, si usufruiva in posti diversi: il mercato italiano, ad esempio, passava quasi tutto per l’edicola, ragion per cui si parla di fumetto popolare, con tirature superiori ma realizzate velocemente, con edizioni popolari ed un prezzo basso. Gli editori italiani, per questa ragione, diventano molto potenti ma vanno a penalizzare il diritto d’autore, mentre disegnatori e sceneggiatori vengono declassati al rango di “collaboratori”, senza potersi avvalere del diritto d’autore. Il mercato francese, invece, è sempre stato in libreria e quasi mai in edicola, e questo comporta tirature più basse rispetto alle 500.000 copie di tiratura delle W.I.T.C.H. In Francia le 100.000 copie vendute non si raggiungono  spesso, e quando accade si è in presenza di un successo commerciale. Quando dicevo ai Francesi che Topolino vendeva un milione di copie alla settimana, loro sgranavano gli occhi, salvo poi scoprire che costava molto meno rispetto ai fumetti da loro prodotti. La differenza fondamentale tra Francia e Italia sta nella differenza tra libreria ed edicola: passare attraverso le librerie, però, fa sì che l’artista sia maggiormente percepito come tale, come autore della sua opera, e che riceva, tra le varie cose, anche un trattamento migliore, sia da un punto di vista contrattuale che da un punto di vista del rispetto che la sua professione esige.

Quindi, tra Francia e Italia, c’è una differenza a livello di “riconoscimento professionale” del fumettista?

In Italia, negli ultimi anni, si sta registrando una vera e propria esplosione del fenomeno della graphic novel, che sta facendo enormemente rivalutare quella che è la figura del fumettista: abbiamo avuto Gipi nominato al Premio Strega, Zerocalcare che è addirittura diventato un opinionista. Le cose stanno fortunatamente cambiando: fino ad una decina di anni fa il fumettista era solo una mano che realizzava i disegni di qualcosa di inventato da un editore, il che è una cosa assurda, e rappresenta il motivo per cui io mi sono allontanato: per me questa condizione era assolutamente inaccettabile. La differenza tra Francia e Italia è che, in Francia, il fumetto è strettamente collegato alla figura del suo autore. Il fumettista non deve solo ricevere un ringraziamento, ma un vero e proprio riconoscimento legale del lavoro da lui svolto, sulla base di un regolare contratto, in cui si attesti che lui è l’autore di quei determinati personaggi anche se l’editore è una persona diversa. Questo precedente atteggiamento era legato al mercato, e forse il cambiamento del mercato italiano sta determinando un cambiamento di queste “abitudini”.

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Nasce a Torre del Greco nei favolosi anni 80, e scopre sin da subito le sue due grandi passioni: la musica e i videogiochi, e decide di coltivarle entrambe. Anni dopo scopre il giornalismo, e dopo aver scritto per diversi siti web, crea Nerdmonday.

Nasce a Torre del Greco nei favolosi anni 80, e scopre sin da subito le sue due grandi passioni: la musica e i videogiochi, e decide di coltivarle entrambe. Anni dopo scopre il giornalismo, e dopo aver scritto per diversi siti web, crea Nerdmonday.

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