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Styx: Master of Shadows – Recensione

a cura di Peppe Li Vigni

 

Nel cestone dei giochi indie o semi indie che ho potuto affrontare durante l’anno, mi sono imbattuto in un titolo che incarna quello che è uno dei generi che più ho giocato nella mia vita, e che personalmente apprezzo, lo stealth, riportandolo alle sue origini e a quel fondamento che l’aveva sempre caratterizzato.
Sì, perché in Styx non è presente una componente action che supporti o appoggi il videogiocatore nei momenti di maggiore difficoltà, dove l’azione silenziata è al centro totale dell’intero gameplay, e sarà sempre la scelta migliore per affrontare tutte le varie sessioni di gioco, che però andremo ad approfondire a tempo debito, e dove certamente Styx va a piazzarsi tra i titoli stealth meglio ispirati degli ultimi anni.

Styx: Master of Shadows – Nei panni di un goblin silenzioso

 

La storia ci mette nei panni di un piccolo ladro goblin, Styx, che si ritrova, con un vuoto di memoria, imprigionato alla maestosa torre di Akenash al cui interno risiede l’albero della vita, fonte della creazione dell’ambra, un limo di energia pura incredibilmente ambita e pericolosa, che può donare sconfinati poteri. L’obbiettivo di Styx sarà quello di raggiungere il cuore dell’albero così da attingere al massimo di quel potere.

styx-master-of-shadowsNarrativamente la storia si sviluppa all’interno di 8 missioni (contando anche l’introduzione) dove a sua volta si suddividono in 3/4 micromissioni, una per ogni area affrontata con dentro determinati obbiettivi sia primari che secondari, che andranno ad arricchire la valutazione ed il punteggio ottenuto ad ogni fine missione, che servirà successivamente a migliorare le abilità del protagonista influendo su svariati fattori, come l’agilità, la magia, l’oggettistica e la facilità di uccidere.

Da un punto di vista del gameplay ci troviamo di fronte ad uno stealth puro senza troppi fronzoli, dove l’obbiettivo primario è non farsi vedere.

Un approccio diretto ed aggressivo è altamente sconsigliato, con un sistema di gameplay per quelle determinate situazioni, basato su un gioco di contrattacchi e tempistiche a malapena sufficiente per abbattere un paio di nemici, ma inutile di fronte a scontri di massa dove sarà sempre più conveniente nascondersi o darsi alla fuga.
Da questo punto di vista, come titolo si dimostra veramente poco flessibile, ed indirizzato ai soli amanti del genere.
Ciò che propone è realmente un approccio molto classico allo stealth, ricordando ampiamente un Thief degli anni d’oro, solo che in terza persona, con un level design delle mappe davvero ben congegnato ed incredibilmente articolato, con sottopassaggi, cunicoli e traverse, che lasciano piena libertà al videogiocatore, l’approccio più consono alla partita.

Un fantasy stealth con luci e ombre

 

Gli sviluppatori di Cyanide Studios piazzano questa opera a prequel del gioco di ruolo Of Orcs and Men, riprendendo a piè mani dallo stesso stile estetico, e da una atmosfera fantasy tipica di Warhammer, abbinandogli un gameplay specifico, solido e ben rodato, che mostra delle pecche solo nella mancanza di inventiva data al videogiocatore nello sfruttare ciò che gli viene messo a disposizione, illudendolo di poter compiere determinate azioni che sono però frenate dai limiti (probabilmente inevitabili) di sviluppo.

Ciò che però fa comprendere l’attenta costruzione di un gameplay tutto d’un pezzo, e il cercare di coinvolgere il videogiocatore per non fargli pesare quelli che sono i veri problemi di questo titolo: la componente tecnica e l’ottimizzazione, che senza pochi fronzoli, è da considerare un vero disastro.

styx-master-of-shadowsSin dalle prime battute, con una grafica già di per sé non così entusiasmante, porge il fianco ad uno sfaldamento ambientale ad ogni movimento della camera, mostrando il bianco che c’è dietro la struttura, una cosa indecente da vedere ed anche a tratti fastidiosa per gli occhi, affiancato a dei cali di frame insostenibili, attenuati solo dallo stile di gioco, che essendo lento riesce a compensare, ma che in termini di sviluppo è assolutamente inaccettabile.

In fatto di animazioni siamo ai minimi termini, sia in game che nelle cutscenes, spesso abbinate a scene dipinte in movimento, molto ispirate, ma al contempo ripetute e non sempre bene accompagnate dagli eventi di gioco.
Da evidenziare anche i caricamenti da una mappa all’altra e dopo ogni morte, incredibilmente lunghi e che spezzano troppo spesso il ritmo di gameplay, che subisce un forte deterioramento superata la metà del gioco, con la ripetizione di ambienti già affrontati in precedenza, dovendoli riaffrontare partendo da un punto differente della suddetta zona, rendendo il tutto ancora più compassato e monotono, diventando una vera e propria piaga per un titolo che in fatto di varietà è quasi del tutto nullo.

Diversi nemici, diversi approcci

 

L’intelligenza artificiale dei nemici è incredibilmente standard, per non dire quasi del tutto basilare, anche se rimane comunque sconsigliata da sottovalutare, visto la facilità con cui un nemico possa portarvi alla morte.
Ciò che caratterizza la vera difficoltà di questo titolo non è il modo con cui i nemici si approcciano alla partita, con tutte le caratteristiche che hanno sempre rappresentato i nemici negli stealth, allerta compresa, ma la varietà di quest’ultimi, con l’inevitabile differenza d’approccio che il videogiocatori devono avere per poterli superare indisturbati o eliminarli in maniera silenziosa, con alcuni nemici praticamente imbattibili con un’uccisione diretta, ma abbattibili attraverso vie traverse presenti all’interno dell’ambientazione, come l’avvelenare le sacche d’acqua e vassoi di cibo o sganciargli sulla testa lampadari.

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Un peccato è invece non poter sfruttare tale varietà dei nemici a proprio vantaggio, portando determinate tipologie, come guardia armate e svariati tipi di creature che infestano la torre uno di fronte all’altro, senza vederne alcun effetto pratico. Semplicemente si ignoreranno a vicenda.
Tale titolo presenta anche dei collezionabili sparsi nelle varie zone, come medaglioni o reliquie che, raccolte, aumenteranno il punteggio a fine partita.
Molto belle invece la colonna sonora e le musiche che accompagnano il videogiocatore durante tutta l’avventura, un po’ meno il doppiaggio, molto sentito, ma decisamente fuori sincro in ogni scena del gioco, rendendolo a tratti anche ridicolo.

Pessima la costruzione poligonale dei personaggi, che pur presentato moltissimi asset riutilizzati, elemento che è il minimo per un gioco come questo, non danno neanche la sensazione di un titolo uscito per la scorsa generazione, ma molto prima, e riproposta in queste generazione tale e quale, senza alcuna variazione o miglioria.

Valutazione finale

 

styx-master-of-shadowsUn titolo che cerca di dimostrare quanto in un gioco la cosa più importate sia davvero il gameplay, e che in parte ci riesce, facendo però storcere il naso al videogiocatore su troppi elementi che lo compongono e che non gli permettono di valorizzarlo a dovere, mantenendosi esclusivamente nell’ambito di un titolo accettabile, ma niente di più, il che è da considerare un forte spreco per ciò che propone, anche da un punto di vista narrativo, con una storia accattivante e che presenta uno dei colpi di scena migliori del mondo dei videogiochi.

Un titolo che non è per tutti, e non sempre tale etichetta deve essere vista come un male, che ha cercato di inserirsi in un mercato saturo di tanto action, volendosi diversificare da esso, riuscendoci perfettamente.

Voto finale: 6.5

 

 

Redazione di Nerdmonday

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