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I 7 giochi di cui non parla mai nessuno

Ci sono giochi che vengono citati fino alla nausea. Alcuni meritano di essere messi costantemente sul piedistallo, altri un po’ meno, ma sono ormai diventati mainstream e facili argomenti di conversazione. Ci sono, invece, titoli validissimi che non vengono mai nominati né dalla stampa specializzata né dai videogiocatori stessi, i quali o non li hanno mai provati o non li hanno apprezzati o, ancora, non hanno intenzione di menzionarli perché tanto non li conosce anima viva. Abbiamo voluto stilare una lista di 7 giochi di cui non parla mai nessuno della scorsa generazione, nonostante la loro indubbia qualità. Ecco, dunque, quali sono per noi i 7 giochi di cui non parla mai nessuno, ma che dovrebbero avere il loro piccolo posto nella storia dei videogiochi.

1. Enslaved: Odyssey to the West

 

Videogioco d’avventura sviluppato da Ninja Theory, uscito nel 2010 per Playstation 3 e Xbox 360, poi su PC tre anni dopo. In un futuro post-apocalittico, i robot hanno reso schiava l’umanità. Il protagonista, Monkey, è uno schiavo che è riuscito a fuggire dalla nave madre. Incontra Trip, una bellissima ragazza dai capelli rossi, che gli intima di aiutarla a raggiungere il suo villaggio natale, tenendolo sotto scacco con una fascia da schiavo che lancia impulsi al cervello in caso di disobbedienza. Durante l’avventura, tra i due crescerà la fiducia e si farà strada una forte amicizia.

Il gioco è un abile mix di fasi platform e combattimenti. Quest’ultimi sono appaganti e veloci e vedono l’utilizzo di un bastone che permetterà al protagonista di compiere combo acrobatiche e spettacolari. Proprio le abilità acrobatiche di Monkey saranno fondamentali per andare avanti vista la massiccia presenza di platforming, anche se questo risulta molto facile. Il gioco indicherà la sporgenza a cui attaccarsi e saltare in direzioni differenti da quella giusta non sarà praticamente possibile. Durante le fasi di esplorazione bisognerà stare attenti a Trip, la cui morte provocherà anche la nostra. Enslaved è senza dubbio un bel gioco, meritevole di essere menzionato tra i 7 giochi di cui non parla mai nessuno.

2. Majin and the Forsaken Kingdom

 

Titolo del 2010 sviluppato da Game Republic, uscito su Playstation 3 e Xbox 360. Una fiaba. Questo videogioco è a tutti gli effetti una storia che ricorda quelle che ci venivano raccontate da piccoli. Il giovane ladro Tepeu risveglia dal suo sonno il Majin, una creatura enorme ma dal cuore d’oro. Insieme dovranno ridare splendore al regno in cui si svolge l’avventura, una volta florido. L’oscurità ha corrotto i meravigliosi paesaggi, così i due coraggiosi protagonisti, col fine di annientarla, vivranno mille situazioni pericolose e affronteranno i quattro guardiani che proteggono il malvagio Re, reo di aver fatto sprofondare il regno nell’oblio.

Panorami mozzafiato, colori vividi dove l’oscurità non ha ancora attecchito del tutto e atmosfere cupe dove invece essa ha divorato tutto. Un’amicizia forte che si fonderà con il gameplay divertente e mai banale. I due personaggi devono collaborare per andare avanti: Tepeu è agile e scaltro, Majin è alto e forte. Sfruttare le loro caratteristiche per risolvere enigmi ambientali, combattere gli ”appiccicosi” nemici o sgusciare dietro di essi senza allertarli è l’obiettivo del gioco. Majin and the Forsaken Kingdom avrebbe dovuto ricevere maggiori elogi, purtroppo è sicuramente uno dei videogiochi di cui non parla mai nessuno.

3. Kingdoms of Amalur: Reckoning

 

Tra i 7 giochi di cui non parla mai nessuno c’è anche questo action-RPG sviluppato da Big Huge Games per PS3, Xbox 360 e PC. Un gioco di ruolo con combattimenti così ben fatti è davvero un peccato che non abbia lasciato un ricordo duraturo nei giocatori. Quando si parla di action-RPG, Kingdoms of Amalur deve essere un nome da fare obbligatoriamente. L’ambientazione ricalca la mitologia nordica con dungeons non particolarmente intricati, ma dall’atmosfera accattivante e che spingono ad inoltrarsi sempre più in fondo. Villaggi infestati da scorpioni giganti (i Crudock), castelli presidiati da troll giganti, caverne piene zeppe di boggart, leanasche (ninfe alate delle paludi) e folletti. Crafting delle armi che, utilizzate insieme (attacco primario e attacco secondario), permettono moltissime combinazioni elementali.

È possibile scegliere tra quattro razze e tre classi (Forza, Magia, Agilità) da sviluppare utilizzando i punti esperienza sugli alberi di abilità formati da ben 22 abilità ciascuno. Uno dei migliori giochi della generazione passata.

4. Binary Domain

 

Uno dei migliori tps degli ultimi anni è tra i 7 giochi di cui non parla mai nessuno. Binary Domain è uno sparatutto in terza persona sviluppato da Yakuza Studio, team interno a Sega. La trama ruota intorno alla convivenza tra androidi ed esseri umani. Alcuni di questi robot, ormai integrati nella società, non sono consapevoli di esserlo: vengono definiti “figli del nulla”. Il titolo non è semplicemente un clone di Gears of War anche se dal gioco della Epic Games riprende alcune meccaniche. In Binary Domain si può guidare un’intera squadra decidendo armi e oggetti curativi da far portare a ciascun membro, gestendo i potenziamenti e impartendo ordini. Trama ben raccontata, ritmi sempre elevatissimi e scontri a fuoco precisi e senza fronzoli. Alcune sezioni di gioco fondono in maniera perfetta l’immediatezza dei giochi occidentali alle esagerazioni orientali (alcuni nemici sono davvero sorprendenti).

5. Vanquish

 

Un altro sparatutto in terza persona, ma questa volta prendete il gameplay di Binary Domain e immaginatelo ancora più tecnologico, frenetico e ricco di sfaccettature.

Vanquish, infatti, si distingue per l’introduzione di numerose innovazioni al genere degli sparatutto, tra cui uno stile frenetico che ricorda gli sparatutto classici in due dimensioni dove fermarsi per un un paio di secondi era il preludio a morte certa,  implementazione di elementi da beat’em up e la possibilità di usare un boost per andare più veloci. La storia forse non sarà all’altezza di altre produzioni, ma che nessuno mai nomini questo titolo durante una discussione sugli sparatutto la riteniamo una grave mancanza.

6. Bulletstorm

 

Pallottole e calci in faccia, questo e tanto altro nell’fps di People Can Fly. Bulletstorm si distingue da tutti gli altri FPS grazie agli skill shots, particolari combo che danno vita a uccisioni strampalate e cruente. Più queste combo saranno complesse, più saranno i punti conquistati. Le eliminazioni ambientali concedono al giocatore svariati modi per compiere la carneficina: un nemico può essere sbalzato in aria e poi colpito con bel proiettile di fucile a pompa in vari punti del corpo che assegnano un diverso quantitativo di punti, oppure è possibile tirargli un calcio e mandarli all’altro mondo facendogli colpire pareti elettrificate, gettarli nel vuoto, bruciarli e tanto altro. I punti ovviamente non sono inutili, ma sono spendibili in potenziamenti e munizioni. Un fps diverso dal solito ma che, a quanto pare, non è rimasto molto nella memoria dei gamers.

7. Shadows of the Damned

 

Ultimo della nostra lista che elenca i 7 giochi di cui non parla mai nessuno, è Shadows of the Damned. Non ultimo per importanza, anzi, è forse uno dei più belli. Il team che si è dedicato allo sviluppo del titolo ha nomi altisonanti: Akira Yamaoka, Goichi Suda e Shinji Mikami. Il protagonista è Garcia Hotspur, una rockstar che conduce una seconda vita. Egli è infatti un cacciatore di demoni. Una sera trova la sua fidanzata Paula uccisa da queste creature, la sua anima è stata catturata dal Signore degli Inferi, Fleming. Inizia così un viaggio negli abissi più oscuri, ma il gioco non ha solo tratti dark e horror, ma mantiene per l’intera durata, coerentemente con le produzioni di Suda 51, caratteri demenziali e nonsense.

Il gameplay è nello stile degli ultimi capitoli canonici di Resident Evil ed è stato ripreso in The Evil Within, però con trovate talmente grottesche che fanno sì che la storia scorra in maniera fluida, senza risultare mai noiosa. I dialoghi con Johnson, un demone dalle sembianze di un teschio infuocato che ci accompagna nell’avventura, sono davvero spassosi.

Laureato in Lettere Moderne, appassionato di videogiochi ormai da tanto, troppo tempo. Il suo genere preferito è il survival horror. Adora la saga di Silent Hill

Laureato in Lettere Moderne, appassionato di videogiochi ormai da tanto, troppo tempo. Il suo genere preferito è il survival horror. Adora la saga di Silent Hill

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