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Furi: la difficile fuga verso la libertà

Chi è stato abbastanza lesto ad approfittarne e attento alle promozioni del Playstation Plus di luglio sarà riuscito a giocare alla nuova perla del panorama videoludico odierno, Furi. Il titolo indie sviluppato da The Game Bakers ha rappresentato una piacevole sorpresa per gli amanti dei videogiochi che mettono a dura prova i riflessi, senza dimenticare, però, il lato più emozionale del medium. Furi è stato già associato, per la sua difficoltà e la massiccia presenza di boss (nel titolo l’unica cosa da fare sarà combattere i boss che ci sbarreranno la strada), ai Dark Souls. Possiamo affermare che tale associazione risulta riduttiva e, osiamo dire, offensiva nei confronti di Furi. Non perché neghiamo l’indiscussa qualità dei titoli From Software, ma perché Furi ha un’anima propria e la definizione di souls-like gli va troppo stretta.

Furi: la libertà è un cammino tortuoso

 

Che cos’è Furi? È la rappresentazione della ricerca della libertà che ogni singolo individuo porta avanti (buono o cattivo che sia – quest’ultima considerazione è legata alla sezione finale del gioco di cui parleremo qualche paragrafo più giù), una ricerca che viene incarnata dal misterioso guerriero che cerca una via di fuga dalla prigione in cui lo troveremo all’inizio del gioco. Chi è costui? Chi è stato a imprigionarlo e perché? Non importa, non ci verranno date spiegazioni, c’è una sola cosa che bisogna fare: combattere per la libertà. Il cammino è tortuoso, ma nel caso di Furi i vari sentieri che incroceremo non saranno di difficile percorrenza, anzi, con la pressione di un tasto sarà possibile eseguire la camminata in maniera automatica. È la quiete che anticipa la tempesta in arrivo, per poi ritornare una volta che essa è passata, in un loop quasi infinito. Furi non è infinito, ovviamente, tutto è concentrato in nove boss fights (più una bonus) divise da altrettante tranquille passeggiate.

La prigione da cui il protagonista vuole scappare è una sorta di matriosca, nove enormi celle si susseguono una dopo l’altra e ognuna è sorvegliata da un guardiano, il boss.  Chi sono questi personaggi dalla forza e dalla velocità disumane? Perché cercano di imprigionare il nostro guerriero con tanta decisione, a costo della loro stessa vita? Anche questo non importa, c’è un solo modo per uscire: ucciderli tutti.

Furi

Uno degli scenari che ci conduce al prossimo boss

La mia unica chance

 

Come recita il titolo di uno dei brani della soundtrack del titolo (una delle più belle mai ascoltate in un videogioco), My Only Chance dei The Toxic Avenger, l’unico modo per cercare la libertà è distruggere gli ostacoli; superarli senza mietere vittime non è possibile, bisogna uccidere i carcerieri, perché il carceriere è la chiave. Si suda fin dalle prime battute, il primo boss fa anche da tutorial, ma morire più e più volte è possibile. Nella vita non esistono sfide facili, anche quelle che possono sembrare insignificanti e alla nostra portata possono nascondere insidie. Il primo boss, The Jailer, ce lo ricorda. Abbassiamo la guardia una sola volta e siamo fritti, la libertà ci sfuggirà prima ancora di cominciare e di poter sentire il suo profumo in lontananza.

Una volta superata la prima sfida, quella apparentemente più semplice, potremo iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel, ma non è così, quella luce a volte può essere un presagio sfavorevole. Così The Strap, il secondo boss, una donna con un grosso faro al posto della testa, ci cercherà con il suo accecante bagliore che noi dovremo evitare, perché quella luce, che di solito è simbolo di libertà, ci fa male, troppo. Le sue convulsioni, le sue urla strazianti ci fanno capire, però, che lei stessa soffre e ha sofferto, ma non possiamo avere pietà, siamo noi le vittime, altrimenti perché ci saremmo svegliati incatenati senza un motivo? La vità è così, per cercare la libertà a volte bisogna voltare le spalle alle sofferenze altrui. Questo accade perché il tempo è fondamentale, non possiamo perderne se vogliamo vivere con pienezza. Il terzo boss, The Line, il maestro del Tempo, lo sa bene e cercherà di sfruttare il tempo a suo favore, ma il nostro guerriero ha troppa voglia di continuare il suo viaggio, anche se questo lo portasse ad addentrarsi nella parte più lurida della prigione, le fogne, dove ci aspetta The Scale.

Per arrivare all’obiettivo bisogna saper sporcarsi un po’ le mani, gli schizzinosi rimangono indietro. La boss fight che ci vede contrapposti a The Scale (ma non è l’unica che si basa su questo concept) ricorda vagamente i classici sparatutto bidimensionali a scorrimento. Per rimanere sulla tridimensionalità, chi ha giocato Omega Boost avrà capito il genere di attacchi che il boss ci lancerà contro. La difficoltà di questa sfida è tra le più frustranti.

La vita è un cecchino infallibile

 

Furi

The Burst

Saltiamo al settimo boss, The Burst. Arrivati fin qui, ne avremo viste di tutti i colori, ma quando si è molto vicini alla meta, iniziano a mancare le energie ed è lì che la vita cerca di farti lo sgambetto. La vita è un cecchino infallibile, proprio come The Burst, una “fanciulla” completamente nascosta in un abito viola, veloce, letale e con una mira di “kojimiana” memoria. Se Sniper Wolf, The End e Quiet, mitici cecchini della saga di Metal Gear Solid, ci hanno fatto penare, The Burst non sarà da meno. Questo boss è vulnerabile solo ad attacchi corpo a corpo, vista anche l’impossibilità del protagonista di eseguire attacchi da lontano. Proprio come la vita, anche The Burst va presa di petto, lei cercherà un punto ben nascosto per colpirci, ma noi, imperterriti, non possiamo lasciargliela vinta, arrivati così lontano sarebbe da stupidi.

Eccoci allora, lanciati con furia cieca verso di lei, brandendo la nostra spada e la nostra voglia di uscire anche da quella prigione, per continuare il nostro faticoso ed epico viaggio. Difficilmente lei sbaglierà un colpo, quindi, anche noi dovremo essere bravi a non sprecare ogni singola occasione di renderle pan per focaccia.

Frank, sei tu?

 

Chi ricorda Frank, l’inquietante figura di coniglio che ”accompagnava” le vicende di Donnie Darko? Anche in Furi, non saremo del tutto soli nel nostro viaggio, ma verremo accompagnati da uno strano personaggio dalle sembianze di un coniglio. Molto meno terrificante, c’è da dire, ma ugualmente enigmatico. Perché ci ha liberato dalle nostre prime catene? Perché ci segue, anzi, ci guida cella dopo cella, boss dopo boss, verso il nostro scopo: la liberta?

Furi coniglio

L’enigmatica figura del coniglio che ci guiderà

Durante le fasi calme del gioco, i già citati sentieri che potremo percorrere anche automaticamente come fossero cutscenes, il coniglio ci dirà molte cose, alcune sembreranno superflue, soprattutto per ciò che è il nostro fine. Ma nella vita, bisogna anche saper ascoltare, tendere bene l’orecchio per capire che, a volte, ragione e torto sono divisi da una sottilissima linea. La telecamera, in questi frangenti, cambierà punto di vista molto spesso, rendendoci difficile, se non utilizziamo il comando automatico, la camminata. È difficile andare avanti se non si guardano le cose da diverse prospettive, l’esistenza è fatta di scelte e spesso fare la cosa giusta dipende da quale punto di vista abbiamo deciso di osservare.

Il nostro mentore, accompagnatore, spirito guida vuole che noi facciamo la cosa giusta, perché forse se siamo finiti in quella prigione non eravamo pronti a farla.

E se la nostra libertà…

 

Furi The Jailer

Il primo boss. Non è così semplice pur essendo il tutorial

… facesse del male agli altri? Attenzione, questa parte dell’articolo non è consigliata a chi il gioco non l’ha finito. Furi ci insegna a guardare ogni tanto indietro. Una volta sconfitto anche l’ultimo (?) boss, la valle in cui ci ritroveremo sarà un Eden tanto agognato; ma se, in realtà, non era ciò che desideravamo davvero? Una volta uscito dalla prigione e scrutata la bellezza mozzafiato di quel mondo che ci era stato precluso, il nostro guerriero si rivela per quel che è. Entrato nella sua navicella, eccolo catapultato sulla nave madre, comandata da un’intelligenza artificiale che ci chiederà di fare una scelta: continuare ciò per cui eravamo stati inviati lì (e sempre lì imprigionati dai carcerieri che prima di adesso ci erano sembrati i cattivi), cioè, distruggere il pianeta o mandare all’aria la missione contravvenendo al volere della nave madre, vero ultimo boss del gioco (se si sceglie l’ammutinamento). A noi la scelta di decidere quale sia la cosa giusta.

Libertà, Vita, Scelte, parole che abbiamo scritto tantissime volte nell’articolo. Furi non è solo un bellissimo indie a tema fantascientifico, con un gameplay frenetico, preciso e appagante, una soundtrack dalla rara carica emotiva, è soprattutto un titolo che racconta l’esistenza e tutti i suoi particolari senza la paura di non essere compreso. Perché è vero che Furi non è per tutti, a causa della sua elevata difficoltà, ma non lo è specialmente per i suoi intenti nascosti a chi non si guarda mai indietro.

Laureato in Lettere Moderne, appassionato di videogiochi ormai da tanto, troppo tempo. Il suo genere preferito è il survival horror. Adora la saga di Silent Hill

Laureato in Lettere Moderne, appassionato di videogiochi ormai da tanto, troppo tempo. Il suo genere preferito è il survival horror. Adora la saga di Silent Hill

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