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Ritorno alle origini di Resident Evil: è la volta buona?

Ci sarà un ritorno alle origini. Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase da parte di un membro dello staff Capcom? Il ritorno alle origini di Resident Evil è stato, in questi anni, uno slogan ripetuto con poca convinzione, non certo un piano ben programmato, una frase fatta usata quasi con l’intento di zittire quella fetta di fans molto legata, per motivi di età, ai capitoli che hanno dato inizio alla saga. Parliamo, dunque, della trilogia iniziale, di quei primi tre episodi che hanno fatto sì che la serie potesse essere vista come il capostipite del genere (per altri è Alone in the Dark) e poi una rivale di Silent Hill, nonostante la vena action comunque presente. A questi va aggiunto Code Veronica. Nei capitoli che hanno seguito Resident Evil 4, il vero spartiacque della saga che ha saputo unire in maniera quasi impeccabile le due fazioni (quella di fans che aveva ancora fame di horror e quella a cui, tutto sommato, non dispiaceva una virata verso l’action), abbiamo assistito al regime tirannico dell’azione, alla salita al potere di chi era convinto che Resident Evil dovesse diventare uno sparatutto in terza persona.

ritorno alle origini di resident evil

Claire Redfield e Leon Kennedy nella centrale di polizia

Nessuno può dire con eccessiva tracotanza che Resident Evil 5 e Resident Evil 6 siano stati dei cattivi giochi. Il parere di chi scrive questo articolo è negativo, quelli non sono dei Resident Evil, ma questo non significa che le cose stiano così per tutti. Quei due capitoli, infatti, come le hanno prese, le hanno anche date, tantissimi sono i fans che hanno apprezzato e ancor di più i giocatori più giovani (non è certo una colpa non essere nati nell’era di RE in versione survival horror) che hanno decretato il successo di quei due episodi. Innegabile anche il fatto che una serie possa e debba rinnovarsi per mantenere alta l’attenzione del pubblico, ma è altresì indubbio che non si può togliere alle persone il diritto ad essere nostalgiche, senza che questo porti al fanatismo (sì, esiste anche il fondamentalismo videoludico). Un ritorno alle origini di Resident Evil a chi può far mai male? Non crediamo che Capcom sarebbe costretta a vendere la sede, nel caso le vendite non dovessero essere all’altezza, come non crediamo che quest’ultima eventualità possa avverarsi: la forza, e il portafogli, dei nostalgici possono tutto.

Una premessa, o uno sproloquio, del genere per dire cosa? Semplice, per commentare ciò che abbiamo visto all’E3. Il trailer di Resident Evil 7 è stato un’epifania. Se dovessimo fare una top ten dei contenuti visti all’evento di Los Angeles, il trailer di Resident Evil 7 sarebbe nelle primissime posizioni. Quindi, bando alle ciance, o ciancio alle bande come direbbe qualcuno, e analizziamo questo trailer.

Il ritorno alle origini di Resident Evil è realtà?

 

La risposta alla domanda di cui sopra sembrerebbe sì. Visionando il trailer, infatti, quella che si respira è un’atmosfera che non si avvertiva da un bel pezzo nella saga. Giudicare da un trailer e da una demo autoconclusiva di venti minuti (il cui contenuto, è stato confermato, non sarà presente nel prodotto finale) non è mai facile, ma il trailer ci ha davvero affascinato.

C’è chi è già salito in cattedra affermando che il video mostra un survival horror, ma non un Resident Evil. L’atmosfera che traspare è molto più vicina a Silent Hill e su questo non possiamo che essere d’accordo, il punto è: questo è un difetto? Se Capcom, per far tornare ai fasti di un tempo una delle sue IP di punta, ha deciso di avere come modello quello che una volta era un suo rivale, possiamo biasimarla? C’è chi addirittura pensa che Capcom non ci abbia pensato due volte e abbia deciso di appropriarsi delle idee di base su cui puntava P.T. che poi ha fatto la fine che tutti conosciamo (la stessa di Allison Road). Anche in questo caso, possiamo biasimarla? I due modi di concepire il terrore di Capcom e Konami sono sempre stati molto diversi, ma questo non significa che un avvicinamento di una alle idee dell’altra non possa essere una chiave di lettura giusta.

Nel trailer vediamo un malinconico e inquietante susseguirsi di scene apparentemente scollegate tra di loro unite da dissolvenze che aumentano la suspance e l’effetto opprimente che il video vuole imprimere nello spettatore. Stanze con grandi tavoli al centro in cui regna il disordine più totale, un caos che sa di putrescenza; in ogni singolo frame si avverte qualcosa di malato, che un pericolo sia incombente e questo pericolo potrebbe non essere il sopraggiungere di uno zombie o di un infetto, almeno non solo, ma qualcosa di sovrannaturale e che si insinua fin dentro il cervello, sino a causare la follia. Un cadavere con il viso insanguinato e sfregiato non promette nulla di buono, proprio come la scala che porta nel seminterrato o, chissà, ancora più in profondità, negli Inferi. Tutte supposizioni, ma il trailer di Resident Evil 7 trasuda mefitico carisma da ogni inquadratura.

Molto horror, poco Resident Evil

 

ritorno alle origini di resident evil

Una delle scene più inquietanti del trailer

Il trailer ci fa tornare alla mente film come Non aprite quella porta di Tobe Hooper o, se preferite il remake, di Marcus Nispel, opera che ha poco da spartire con Resident Evil. Ci sentiamo di ribadire che questo non è per forza un male, infatti, anche in questo caso stiamo parlando di un prodotto che ha fatto la storia del genere orrorifico.  Se per tornare ai fasti bisogna cambiare e imitare il meglio, anche se ci si discosta da quel che si era, ben venga un’operazione di questo tipo. Un’altra critica mossa al trailer è stata sulla visuale in soggettiva. È vero che in Resident Evil la terza persona è un mantra, ma non lo è anche per Silent Hill? Allora, perché P.T. che aveva la visuale in soggettiva non ha destato scalpore? La risposta potrebbe essere: perché la prima persona con Silent Hill ci sta a meraviglia avendo un concept più ”intimo”. La risposta è giusta, ma se è vero che Resident Evil 7 si avvicinerà maggiormente alla saga Konami (i primi episodi, si spera), è pacifico che allora potrà utilizzare la visuale in soggettiva senza alcun problema. Oltretutto, il primo Resident Evil uscì nel 1996, un tempo in cui la telecamera era fissa e i fondali prerenderizzati. I tempi cambiano, ma almeno il genere di appartenenza ritornerà quello di prima, dovremmo lodare questo trailer, non certo demonizzarlo.

In definitiva, la speranza è che chi ha spesso criticato Capcom, con tutte le ragioni del mondo, per la svolta action della saga, non si impunti adesso su questo più labile distacco che la software house giapponese ha preso dalla sua saga storica. Meglio ciò che è stato mostrato nel trailer piuttosto che passare il tempo armati di mitragliatrice fissa a sparacchiare infetti motociclisti, mentre i nostri alleati guidano un camion bersagliato da un elicottero.

Laureato in Lettere Moderne, appassionato di videogiochi ormai da tanto, troppo tempo. Il suo genere preferito è il survival horror. Adora la saga di Silent Hill

Laureato in Lettere Moderne, appassionato di videogiochi ormai da tanto, troppo tempo. Il suo genere preferito è il survival horror. Adora la saga di Silent Hill

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