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No Man’s Sky: l’oltrepassamento delle colonne d’Ercole

Per poter analizzare l’idea alla base di una produzione come No Man’s Sky è necessario risalire all’antichità dell’essere umano e, sopratutto, gettarsi nei profondi abissi della natura di questo stesso essere.

Per tutta la vita ho sempre pensato di essere nato nell’epoca sbagliata. Troppo presto oppure troppo tardi. Influenzato dalla enorme quantità di mondi di finzione che ho abitato fin dalla più tenera età, romanzi, film, anime, cartoons, videogames, non sono mai stato in grado di zittire quella piccola voce che, dalla profondità del mio animo, gridava continuamente che non era il secolo giusto quello in cui ero nato. Maturando (lasciatemi passare questo termine più politically correct rispetto ad “invecchiando”) ho raggiunto quella chiarezza, di leopardiana memoria, la quale ci mostra che il raggiungimento dell’età adulta avviene quando si smette di pensare a se stessi come ad un’eccezione alla regola e si capisce di non essere sui generis. Nel maturare, dicevo, ho avuto modo di scoprire che in tanti si ritrovavano in qualche modo “scollegati” dall’epoca in cui ci troviamo.

no man's sky: oltrepassamento delle colonne d'ercoleChe questa possa essere una caratteristica intrinseca dell’essere umano, con i miei strumenti teorici, non mi è dato sapere. Certamente, però, la storia del pensiero ammette una certa instabilità sotto questi aspetti, basti guardare alla fascinazione che ha da sempre accompagnato la cultura umana rispetto l’antichità e gli antichi. Ciò almeno fino al sedicesimo secolo ed alla annessa rivoluzione culturale che ha portato alla enorme rivalutazione del “moderno” ed i “moderni”. Sotto questo aspetto basta guardare già solo al titolo dell’opera che ha segnato tutta la modernità e la contemporaneità: il Novum Organum (Nuovo Organo/Strumento). Sir Francis Bacon, Bacone per gli italiani, in questa sua opera magistrale sottolinea fin dal titolo la rottura con il passato; l’allontanamento dalla prostrazione per l’antico, anche attraverso l’introduzione dei vari Idola; l’importanza del pensare da sé (leitmotiv fondamentale della filosofia occidentale) e l’oltrepassamento delle colonne d’Ercole della conoscenza.

Se ad un certo punto della storia del pensiero umano si è visto, attraverso iniziatori come il già evidenziato Bacone e ad esempio Cartesio (René Descartes), la necessità di una emancipazione dall’antico ed una rivalutazione del moderno e contemporaneo, non può non ricordarsi nuovamente l’importanza che, almeno fino a quel punto, si attribuiva al concetto di antichità. A Bernardo di Chartres vien fatto risalire, nel Metalogicon di Giovanni di Salisbury, l’affermazione che gli uomini moderni siano nani sulle spalle dei giganti. Non solo questi due filosofi medioevali sottolineavano che la conoscenza e cultura odierna (di qualsivoglia epoca di riferimento) fosse tale, e sopratutto possibile, grazie al lavoro e alla conoscenza che prima di essa era presente. Il mito dell’età d’oro in cui gli uomini erano anche in grado di parlare con gli animali pervade con tale potenza la cultura occidentale che non risulta possibile sottovalutarne l’importanza.

Anche in Platone e già si sta parlando di antichi, si mostra con forza attraverso il mito di Atlantide questo senso di inferiorità nei confronti della supposta saggezza ancestrale e la prostrazione dinnanzi a questa. Nei dialoghi Timeo e Crizia dell’autore greco si incontra una popolazione la cui conoscenza superava ogni limite immaginabile, la cui potenza era inarginabile e che, sopratutto, proveniva da oltre le già citate colonne d’Ercole.

Ecco il punto d’incontro fra la sensazione di essere nato nell’epoca sbagliata e l’apprezzamento per l’antichità: le colonne d’Ercole. Questo concetto cardine della cultura classica occidentale mostra, nello stesso tempo, e il limite della conoscenza possibile, e il limite dell’esplorazione possibile: il non plus ultra, il non più avanti (oltre). Nuovamente la fascinazione ritorna e si esprime attraverso il rapporto con lo sconosciuto e l’ignoto, culturale e geografico. Il filosofo è attratto dall’oltre-conoscibile per comprendere il conoscibile, l’esploratore per rendersi tale deve superare la barriera del noto e gettarsi in un oceano di indeterminatezza.

Così, Cristoforo Colombo supera le colonne d’Ercole e nel farlo dà il via ad una rivoluzione paradigmatica del mondo, ne sfonda le pareti, ed ingigantendone la dimensione riduce il singolo uomo a particella infinitesimale.
L’esplorazione, ecco ciò che manca nella nostra epoca. Il mistero, lo sconosciuto. A luce di queste considerazioni nasce la tendenza a sentirsi inadeguati rispetto alla propria epoca, il mondo è già stato esplorato, poco o nulla resta di nascosto e, con i vari satelliti e tecnologie digitali, ormai è possibile guardare ogni singolo metro della superficie terrestre senza muoversi dalla propria poltrona. Essere nati troppo tardi o troppo presto si diceva, perché oltre a ciò che gli antichi avevano, ossia la possibilità di esplorare questo mondo, noi siamo nati tutti troppo presto per la possibile esplorazione dell’oltre mondano. Di ciò che al di fuori di questo pianeta ci osserva con muto disinteresse. Noi contemporanei non possiamo più esplorare il nostro mondo, perché ormai senza quasi alcun segreto, e non possiamo esplorare l’universo, perché ancora lontani dall’ipotetica tecnologia in grado di soddisfare tale necessità.

In un tale brodo di rassegnazione e frustrazione ecco allora che la tecnologia digitale ci viene incontro per sopperire alla necessità tutta umana di scoprire. Generalmente in ogni videogame, nello specifico nel caso particolare di No Man’s Sky, ci viene offerta la possibilità di perseguire l’ignoto e oltrepassare le nostre colonne d’Ercole.
Gli sviluppatori del titolo in questione ammettono la vastità del loro universo autoreferenziale e auto-creatore; si dovrebbero avere qualcosa come diciotto (18) “quintilioni” di pianeti, numero che neppure immaginativamente si è in grado di visualizzare e che, sempre a detta degli autori, la totalità dei giocatori saranno in grado di esplorare solo nello 0,1% della sua interezza.

Nuovamente il videogioco si mostra come la risposta alle necessità naturali e culturali che il mondo “reale”, il mondo esterno, non è più in grado di offrirci. Lanciarsi nello spazio con la propria piccola navicella spaziale e dirigersi verso luoghi (digitali) che nessun altro uomo ha visto prima di noi e che forse mai vedrà, incontrare pianeti sconosciuti e vagare nell’immensità del vuoto senza altro scopo che l’attendere la prossima stella, il prossimo pianeta, per scoprire cosa esso abbia da regalarci.

No Man’s Sky non è un gioco dedicato al combattimento, non è un gioco dedicato alla cooperazione fra giocatori, non è neppure un gioco fantascientifico. No Man’s Sky è la possibilità di esplorare l’ignoto. No Man’s Sky è il cielo di nessuno, di nessun uomo; è la libertà di lasciarsi dietro ogni colonna d’Ercole.

Manuel Maximilian Riolo
Da sempre appassionato di videogames cerca instancabilmente, fin dalla laurea magistrale in filosofia, di aprire un dialogo profondo fra la cultura accademica e quella videoludica. Gli Rpg sono la sua droga.

Manuel Maximilian Riolo
Da sempre appassionato di videogames cerca instancabilmente, fin dalla laurea magistrale in filosofia, di aprire un dialogo profondo fra la cultura accademica e quella videoludica. Gli Rpg sono la sua droga.

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