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American Crime Story : la cronaca americana in una serie tv

In questo articolo avrei dovuto parlare di un’altra serie televisiva, Mr. Robot, che ho deciso di rimandare alla prossima volta perché incuriosita da un’altra, di tutt’altro genere: American Crime Story.

Il titolo vi ricorda qualcosa? Beh, sicuramente avete capito bene poiché essa è figlia della stessa coppia che ha prodotto American Horror Story, cioè Brad Falchuk e Ryan Murphy. Ad ora è stata trasmessa solo la puntata pilota ma credo di riuscire a dare un personalissimo commento.

Non appena ho iniziato la visione mi è sorto un quesito mai presentatosi prima ma che offre interessanti spunti di riflessione, soprattutto se parliamo di serie televisive che affrontano tematiche conosciute e con finali già presenti nella nostra memoria; quelle serie dove non c’è rischio di spoiler, perché la Storia stessa è il più grande spoiler. Ma di cosa si tratta? Di una serie antologica, naturalmente! Come la capostipite, ogni stagione avrà una trama a sé stante, esperimento già riuscito per Murphy e Falchuk, e riproposto affrontando tematiche molto diverse ma attingendo dal cast di AHS.

Questa prima stagione ci propone uno dei casi che ha sconvolto l’opinione pubblica del 20esimo secolo: il processo per uxoricido a O.J. Simpson, basato sul libro The Run of His Life: The People v. O. J. Simpson” scritto dall’avvocato e analista legale Jeffrey Toobin. Il 13 giugno 1994 nella località di Brentwood, uno tra i quartieri più in di Los Angeles, vengono ritrovati i cadaveri dell’ex moglie del famoso giocatore di football, Nicole Brown e dell’amico Ronald Lyle Goldman, uccisi in modo brutale e in circostanze sospette che portano gli imputati a sospettare immediatamente di Juicy (questo il soprannome di O.J. poiché le sue iniziali corrispondono proprio a “orange juice”). I corpi senza vita sono stati ritrovati versati in terra in una pozza di sangue ed entrambi presentavano un gran numero di coltellate inflitte e, in particolare, la donna aveva quasi il capo staccato dal corpo.

La prima puntata sembra seguire le orme delle prime stagioni di AHS, prendendone solo gli aspetti positivi. Ho notato come tutta l’atmosfera fosse estremamente realistica; dalla recitazione dei protagonisti e dei personaggi secondari, alle riprese della telecamera, concentratasi sulla gestualità degli attori, sulle piccole azioni che accentuano la capacità di rendere tutto più credibile.

La trama è immersa pienamente negli eventi accaduti precedentemente all’inizio del processo, mostrandoci scene di repertorio dei fatti di Rodney King, le sommosse a sfondo razziale esplose a Los Angeles nel 1992. In questo modo, siamo accompagnati nell’osservare la vicenda da un punto di vita più impegnato e impegnativo, vicenda che affronta temi fondamentali e succulenti per quel periodo come, appunto, le lotte razziali, un omicidio violento, una celebrità sotto accusa.

Anche il cast attinge, anche se poco, ad AHS e ritroviamo Sarah Poulson, reduce da un personaggio con un potenziale magnifico ma poco approfondito (quello di Sally in AHS: Hotel) e Connie Britton da AHS: Murder House. Troviamo ancora tra i personaggi: O. J. Simpson, interpretato da Cuba Gooding, Jr.; Robert Kardashian, interpretato da David Schwimmer; Robert Shapiro, interpretato da John Travolta; Kris Jenner, interpretata da Selma Blair e Denise Brown, interpretata da Jordana Brewster.

Martina Ferriere
Studentessa in Scienze e Tecniche Psicologiche presso la Federico II, ha sempre coltivato la passione per i videogiochi, per le serie tv e per lo scrivere e, dopo varie esperienze, ha deciso di mettere insieme tutte queste passioni!

Martina Ferriere
Studentessa in Scienze e Tecniche Psicologiche presso la Federico II, ha sempre coltivato la passione per i videogiochi, per le serie tv e per lo scrivere e, dopo varie esperienze, ha deciso di mettere insieme tutte queste passioni!

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