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Watch Dogs e la prostituzione intellettuale

Dopo i vari rumours trapelati in rete, che vogliono l’uscita di Watch Dogs 2 nell’autunno 2016, il popolo del web sembra si sia letteralmente diviso: da una parte c’è chi ha amato questo gioco o perlomeno apprezzato, dall’altro chi invece lo ha odiato (spesso a prescindere, senza neanche averlo giocato). In un momento storico particolarmente delicato per la Ubisoft, software house a cui viene imputato spesso il riutilizzo di meccaniche di gameplay, l’annuncio del sequel di Watch Dogs sembra sia stato già bocciato in anticipo, per via delle problematiche presenti nel predecessore.

Ma quali sono stati i problemi essenziali del capostipite, che tanto hanno fatto infuriare i giocatori che lo hanno bollato come flop (ingiustamente, a mio parere)?
Diciamocelo francamente, Watch Dogs nel 2013, all’epoca dei primi teaser trailer era probabilmente uno dei giochi più attesi della next gen: vuoi l’assenza di reali nuove ip che potessero seriamente stuzzicare il palato dell’esigente pubblico attuale , vuoi perché la neonata generazione che si stava affacciando nel mercato videoludico cominciava ad emettere i primi timidi vagiti (e a mio parere continua a singhiozzare tutt’oggi, ma questa è un’altra storia), bisognosa di titoli che ne giustificassero l’acquisto. Pubblicizzato e presentato in pompa magna sin dai primi frame e da trailer con grafica che sfiorava il foto-realismo (che hanno illuso anche il sottoscritto, non nascondiamolo), il problema reale di Watch Dogs a mio parere è che è stato presentato come un capolavoro annunciato, caricato di enormi aspettative e hype alle stelle. È un buon titolo, non esente da sbavature, ma sicuramente neanche da buttare e bocciare prematuramente.

Watch Dogs e la prostituzione intellettuale

Gli effetti di luce e ombre sono davvero ben realizzati, e vagare per la città sotto un diluvio ci restituisce un grande senso d’immedesimazione .

Watch Dogs narra l’epopea di Aiden Pearce, abilissimo hacker e geniale nell’intrufolarsi ovunque grazie al suo fido smartphone (elemento portante del gameplay), in un un futuro prossimo dove la connessione e i mass media ci hanno invaso quasi completamente, in una società divenuta totalmente distopica. Grazie al cellulare potremo difatti risolvere enigmi ambientali, oltre a poterlo usare per toglierci di mezzo da svariate situazioni scomode (è possibile far saltare tubature di gas dalla strada per rallentare gli inseguitori, far esplodere telefoni, alzare dissuasori mobili, ecc.). La struttura del gioco è essenzialmente open world, caratteristica che ho sempre amato in quanto mi fa sentire letteralmente libero quando gioco, non ci sono dei “binari” da seguire, posso fare ciò che voglio quando voglio. Qualcuno si è lamentato che la mappa sia troppo piccola rapportata a quella di altre produzioni, e io rispondo prontamente che sia meglio preferire la qualità alla quantità (che me ne faccio di una mappa immensa, ma vuota?). Il sistema di guida è abbastanza lezioso, su questo non ci piove, infatti spesso preferivo passeggiare a piedi per le strade. Buone invece le fasi di shooting, che mi hanno esaltato più di una volta (soprattutto in alcune sequenze spettacolari su cui sorvolo per evitare spoiler), e anche le fasi stealth, che non mancano e non fanno mai male, contribuendo a spezzare il ritmo a volte un po’ troppo frenetico del titolo.

Ben ottimizzati inoltre gli effetti di luce e il sonoro: guidare su una strada di notte durante un diluvio, mentre un lampo squarcia il cielo all’improvviso, riesce a restituire emozioni e sensazioni davvero appaganti, contribuendo al senso di realismo e immedesimazione nel contesto topografico e narrativo. Per tutti quelli che ancora stessero facendo improbabili similitudini, Watch Dogs NON è la controparte Ubisoft di GTA, anzi posso affermare tranquillamente che l’intreccio narrativo del titolo Ubisoft sia anni luce distante dall’osannato titolo Rockstar.

Vado controcorrente a tutte le varie recensioni e opinioni che trovo in giro su internet, e affermo che il personaggio di Aiden è davvero ben caratterizzato: i suoi demoni, i suoi problemi, le sue paure, il suo essere anche un po “nichilista” forse, trasudano in ogni situazione, ed è una cosa che ho particolarmente apprezzato. Realizzate benissimo anche le scene malinconiche/drammatiche, spesso fatte con un filtro in bianco e nero , con in sottofondo un toccante pezzo al pianoforte. Aiden è consapevole di essere solo contro tutti, in una società alienata da se stessa, dove tutti sono perennemente connessi, ma in realtà soli, corrotti e vuoti. Egli è coraggioso, mette impegno in quel che fa, crede in se stesso, non si dà pace per gli errori commessi: certo, in un Watch Dogs 2 mi piacerebbe vederlo “cresciuto”, soprattutto per quanto riguarda altri versanti del suo carattere, spesso irrazionale e impulsivo durante il susseguirsi delle vicende.

Watch Dogs e la prostituzione intellettuale

E’ possibile sapere tutto di un passante semplicemente schermandolo con il nostro smartphone: un futuro non troppo lontano?

La premessa narrativa è oggettivamente banale, per un colpo finito male infatti la malavita los angelesiana (si può dire? Boh) uccide la nipote del protagonista, che si trova quindi invischiato in una continua caccia al topo, nel tentativo di rintracciare gli artefici della tragedia, che ha scosso e cambiato la sua vita per sempre. Tuttavia, a me è piaciuto molto la focalizzazione della storia sul tema della vendetta, una tematica che mi è sempre stata particolarmente cara e che mi ha fatto apprezzare anche altri tipi di giochi basati su di essa (Assassin’s Creed e Prototype 2, per citarne qualcuno).

Certo i clichè del genere non mancano, cosi come personaggi stereotipati ai quali è difficile affezionarsi: il cattivo molto simile a Vaas di Far Cry 3, Delford “Iraq” Wade, il quale non offre particolari sfumature del suo carattere, limitandosi ad apparire completamente fuso di testa e sempre pronto a uccidere per puro piacere perché, insomma, è lui il cattivo della situazione, anzi, è solo un sottoposto a dirla tutta. Il personaggio è palesemente copiato, ma in maniera superficiale. Vaas, infatti, era in possesso di una follia ”sapiente” e ben distribuita; poi Clara, l’altrettanto abilissima hacker con cui collaborerà Aiden per poi scoprire il suo doppio gioco, una ragazza che più stereotipata non si poteva fare. Una fanciulla brava con PC e diavolerie varie? Solo due strade aperte, o la nerd sfigata, ma il contesto del gioco piuttosto serio non lo permetteva, o la punkabbestia tatuata con i capelli corti. Tutte le altre ragazze del mondo non sanno usare il computer; ma sono elementi che comunque a mio parere ben si amalgamano con il canovaccio narrativo costruito da Ubisoft. Un encomio lo voglio fare per la caratterizzazione del personaggio mafioso e antagonista principale Lucky Quinn, una vecchia volpe spietata nei suoi modi di essere e agire (la sequenza finale la trovo davvero memorabile).

Watch Dogs e la prostituzione intellettuale

La bella (mica tanto) Clara, in pratica uno stereotipo a due gambe.

Indubbiamente Watch Dogs ha i suoi difetti, le attività secondarie le ho trovate abbastanza ripetitive, il sistema di moralità marginale, le meccaniche di guida mediocri come avevo anticipato sopra, ma sono tutte piccolezze che non intaccano una base fondamentalmente solida.

Mi fanno sorridere le persone che parodiano il titolo con Watch “Bugs”: in tutte le ore di gioco che mi sono state necessarie per completarlo, non ricordo di aver trovato neanche un bug o un glitch che mi abbiano impedito di godere appieno dell’esperienza. Memorabili invece alcuni minigiochi, come quello del ragno gigante e della città oscura, che mi hanno fatto provare un po’ di sano divertimento ignorante, che si sa, non guasta mai.
La mia opinione finale dunque è che ci sia una sorta di diffidenza ingiustificata nei confronti della Ubisoft, che in passato ha sfornato titoli decisamente sopra la media (i primi Assassin’s Creed, Prince of Persia, Far Cry 3, ecc.), e che per errori commessi recentemente ora è in preda ad un vero e proprio attacco da parte dei giocatori, che spesso sparano a zero, per sentito dire e senza giudicare l’effettiva qualità di un titolo.
Possiamo benissimo parlare a questo punto di una sorta di prostituzione intellettuale, come diceva il buon José Mourinho, poiché non si potrebbe spiegare altrimenti tutto questo astio.

Watch Dogs e la prostituzione intellettuale

Le fughe dalla polizia sono rocambolesche e ricche di adrenalina, e sfuggire alle pattuglie non è molto semplice.

Lungi dal difendere la software house canadese nel suo “annalizzare” la serie di Assassin’s Creed (che per il sottoscritto ha iniziato una pericolosa parabola discendente già dal quarto capitolo) quindi, secondo me le accuse rivolte in anticipo a un titolo che non è ancora uscito sono ingiuste e ingiustificate, e ormai criticare i titoli Ubisoft sembra essere diventata una moda. Consiglierei invece di aspettare e lasciar lavorare tranquillamente gli sviluppatori, cercando di dare fiducia a un prodotto che con il sequel potrebbe davvero innovarsi e rivoluzionarsi (hacking sfruttato più intelligentemente e meno banale, personaggi secondari meno stereotipati, fabulazione più complessa con maggiori possibilità di influire sulla storia con scelte morali, più veicoli e un sistema di guida più preciso e immediato).

Vi lascio con il monologo finale di Aiden, riflessivo e in un certo senso catartico.

“Credevo di vendicare la morte di una bambina e invece ho fatto questo: bugie rivelate, re corrotti, una città distrutta, ed io… un uomo diverso. Non mi guardo più indietro, non ho più rimpianti, guardo avanti. Ogni cosa è collegata. Sfrutterò tutto questo per rivelare, proteggere e se necessario, per punire. (…)
… Chi è che merita la morte? Chi è che decide?”

Davide Di Cecca
Videogiocatore incallito dalla tenera età di 5 anni, un giorno ha scoperto che esistevano altri giochi oltre ad Halo. Si batte per valorizzare il gaming in tutte le sue forme, e sogna un giorno di diventare un giornalista nell’ambito videoludico.

Davide Di Cecca
Videogiocatore incallito dalla tenera età di 5 anni, un giorno ha scoperto che esistevano altri giochi oltre ad Halo. Si batte per valorizzare il gaming in tutte le sue forme, e sogna un giorno di diventare un giornalista nell'ambito videoludico.

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