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Networked Flow nel multiplayer

Immaginate di essere coinvolti da un titolo multiplayer che vi permette di coordinarvi in modo ottimale con i vostri compagni di squadra nel sferrare un attacco micidiale o nel conquistare e difendere una determinata zona. In alcune rare situazioni di gioco con altri giocatori, le azioni sembrano come essere sincronizzate spontaneamente e l’effetto è spesso sorprendente per gli stessi giocatori che, a quel punto, si godono una gran partita. Questo effetto tanto raro quanto complesso rimanda al concetto di Flow, già trattato in articoli precedenti ma che può essere riassunto come segue.  Flow coincide con un esperienza ottimale vissuta sulla base della percezione di equilibrio tra risorse proprie e sfide dell’ambiente che si rispecchia in una prestazione eccellente.

Rivederne velocemente le dimensioni principali, può essere utile per comprenderne meglio il funzionamento; è importante evidenziare come sia necessario che venga percepita, da chi è alla ricerca di una “Flow experience”, una situazione di equilibrio tra le richieste del compito (sfide) e le capacità che ciascuno si attribuisce (risorse). Questo equilibrio porta il giocatore a sperimentare un’unione più solida tra azione e coscienza e permette di rendere chiari gli obiettivi e come raggiungerli attraverso la concentrazione massima sul compito. Questo aumenta il senso di controllo percepito durante l’attività  e porta ad una perdita parziale di consapevolezza, permettendo così l’emersione di un’esperienza autotelica (favorita da motivazione interna e percepita come divertente e emotivamente positiva).

Networked Flow inteso come unità collettiva

 

Se pensate che una situazione di Flow sia una rarità per i giocatori vi sbagliate di grosso: non solo è un tipo di esperienza che può riguardare chiunque singolarmente, ma può presentarsi contemporaneamente in un gruppo attraverso il Networked Flow, definito da Sawyer come “una proprietà emergente del gruppo intero come unità collettiva”. Questa definizione, non necessariamente semplice da gestire, può essere semplificata attraverso un paio di esempi direttamente presi dalla realtà virtuale.

Pensate ad una quest in un qualsiasi gioco MMORPG o ad un FPS in cui diversi giocatori si affiancano e supportano per portare a termine l’incarico. Oltre alla naturale collaborazione che si sviluppa tra i giocatori in modo attivo e consapevole, un’altra dinamica prende forma e agisce a loro insaputa ed è relativa alla presenza sociale nell’attività condivisa. Questo riconoscimento della presenza degli altri è permesso dalla capacità di riconoscere intuitivamente nell’ambiente le intenzioni altrui (Argenton e Triberti, 2013) e permette una sincronizzazione intenzionale in termini di mezzi e scopi. In pratica permette una comprensione implicita di ciò che vuole e può fare ogni giocatore.

In questa situazione di conoscenza reciproca il Networked Flow si verifica quando il gruppo vive la condizione di Flow come se fosse un’unica individualità. Un esempio si può trovare in World of Warcraft dove alcune missioni richiedono la creazione di un gruppo con capacità specifiche e set di mosse integrate tra i vari giocatori.

L’esperienza ottimale del Networked Flow, quindi, riguarda la condivisione di questo tipo di esperienza da parte dell’intero gruppo attraverso 4 step:

  • Incontro: tra persone con caratteristiche simili e mutuo riconoscimento.
  • Riduzione delle distanze: i soggetti che si percepiscono come simili diminuiscono le distanze sia fisiche che affettive.
  • Azione parallela: i membri del neo gruppo orientano se stessi e il gruppo verso un contesto di azione autonomo con una direzione ben precisa .
  • Networked Flow: esperienza ottimale globale con co-costruzione di obiettivo e modalità per raggiungerlo.

 

In definitiva il concetto di Networked Flow riguarda quel tipo di esperienza condivisa che rende i giocatori completamente consapevoli di quello che devono fare e come farlo, permettendo loro di impiegare direttamente e collettivamente le proprie intenzioni nella realtà virtuale.

Giacomo Garcea
Laureato in psicologia e grande appassionato di videogiochi, gioca ad un po’ di tutto, ma se può sparare o cercare di conquistare il mondo è più contento. Apprendista del Dr. Neo Cortex, è uno degli amministratori del blog “Psicologia dei Videogiochi”.

Giacomo Garcea
Laureato in psicologia e grande appassionato di videogiochi, gioca ad un po' di tutto, ma se può sparare o cercare di conquistare il mondo è più contento. Apprendista del Dr. Neo Cortex, è uno degli amministratori del blog "Psicologia dei Videogiochi".

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