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L’espressività nei videogames

Le emozioni che proviamo per un personaggio di un titolo videoludico a cui stiamo giocando sono provocate dalla voce, dalle parole che il personaggio che personifichiamo dice, che sia doppiato bene o male. Questo secondo l’opinione comune.

Studi scientifici affermano che l’espressività, i gesti, il linguaggio non verbale sono ottimi conduttori di emozioni. In una comunicazione, infatti, utilizziamo in contemporanea e senza rendercene conto tutti e tre i canali (verbale, vocale non verbale, non verbale), e ognuno di essi ci permette di entrare in empatia con la persona che abbiamo di fronte e viceversa.

Anche nei videogiochi succede la stessa cosa. Anzi, molti personaggi vengono creati muti appositamente per non far distrarre il giocatore dalla loro voce. I programmatori si concentrano, così, a sviluppare maggiormente l’aspetto non verbale dei personaggi del videogioco, per farci provare comunque emozioni significative nei loro confronti. Vengono estremizzati movimenti ed espressioni facciali, la gestualità è spesso ripetuta. Spesso i giocatori si ritrovano inconsciamente a muoversi come gli eroi dei loro videogiochi preferiti. Tutto questo perché la comunicazione è sbilanciata verso l’aspetto non verbale corporeo (gestualità e mimica facciale), che ricopre il 55% dell’interazione totale. Il 38% di una normale interazione è coperto dall’aspetto verbale/vocale, come ad esempio, vocalizzi, aumento e diminuzione del tono di voce, balbettii e così via. Solamente il 7% dell’intera comunicazione dipende dalla voce, e quindi dall’aspetto verbale. Personaggi muti, quindi, riescono comunque a fare emozionare ed immedesimare il giocatore nel videogame, dato che un buon 93% della comunicazione viene sviluppato tramite aspetti non verbali (gesti e vocalizzi).

L’espressività nei videogames

 

Lo psicologo più famoso che studiò le espressioni e la mimica facciale delle persone è Ekman, il quale scoprì 44 “unità di azione“, movimenti facciali (come alzare un sopracciglio) che fanno provare certe emozioni piuttosto che altre. Tramite l’espressività, una persona riesce a comunicarci facilmente il proprio stato d’animo. Riusciamo a capire subito, a volte, come si sente una persona osservandola solamente in volto. Nei videogiochi è in vigore lo stesso procedimento. Le espressioni facciali vengono estremizzate, si possono leggere in faccia a certi personaggi espressioni di terrore e paura, di gioia e felicità. E noi, grazie all’empatia, proviamo (in misura comunque minore) la stessa emozione provata dai protagonisti del videogioco a cui stiamo giocando.

Viene sfatato quindi il mito per cui non riusciremmo ad immedesimarci a personaggi muti. Anzi, la maggior parte delle volte sono quei personaggi con cui riusciamo maggiormente ad entrare in empatia, grazie ai gesti e alla mimica facciale che ci offrono.

Andrea Zanacchi
Laureato in psicologia, e nerd dall’infanzia, adora ogni tipologia di videogiochi, in particolare i “punta e clicca”, i fantasy e i gdr.
Gioco preferito: “The legend of Zelda: the wind waker”.
E’ uno degli amministratori del blog “Psicologia dei videogiochi”

Andrea Zanacchi
Laureato in psicologia, e nerd dall'infanzia, adora ogni tipologia di videogiochi, in particolare i "punta e clicca", i fantasy e i gdr. Gioco preferito: "The legend of Zelda: the wind waker". E' uno degli amministratori del blog "Psicologia dei videogiochi"

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