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La scelta del cattivo – Perché scegliere un avatar malvagio?

Immaginate di giocare ad un qualsiasi gioco di ruolo che garantisce la scelta tra buoni e cattivi. Per cimentarci meglio in queste esempio utilizzerò il caso di Star Wars: The Old Republic, lo conoscete? È un gioco ambientato nella saga da cui trae il nome, nel quale voi potete creare il vostro avatar e muovervi all’interno dell’universo Star Wars in vicende accadute mille anni prima del film. Questo gioco, a cui dovete assolutamente giocare se vi piacciono i GDR, si presta particolarmente al nostro esempio poiché, come accennato sopra, consente la scelta dicotomica tra bene e male. Insomma, durante il gioco vi sarà chiesto di scegliere se volete far parte della tradizione Jedi o se scegliete di unirvi all’armata Sith. Partendo dall’assunto secondo cui non penso che siamo tutti dei sadici che bramano la distruzione della galassia, come mai molta gente sceglie di unirsi ai “cattivi”?

La scelta del cattivo – Il soggettivismo della scelta

 

Non vi preoccupate, se state pensando “Oh mio Dio, io scelgo sempre i cattivi e ora viene fuori che sono da internare” sappiate che non è assolutamente così. Sebbene molti studiosi abbiano provato, e taluni ci provino ancora, a coniugare la scelta di avatar malvagi con problemi psicologici, non sono state riscontrate evidenze scientifiche. Anche perché di per sé la scelta del cattivo non è mossa solamente da quest’ultimo aspetto. Mi spiego meglio: ritornando all’esempio precedente, scegliere di essere un Sith non significa necessariamente essere un individuo con crisi maniacali e sadismo in stile cancelliere Palpatine. I Sith, di cui Darth Vader è il maggior esponente a livello mediatico, portano con sé diversi significati oltre all’etichetta di cattivi  (spesso collegati proprio al già citato Darth Vader). Essi sono infatti potenti, temuti, rispettati e chi più ne ha più ne metta. Dunque, la scelta di appartenere a questa fazione può essere mediata da tutti questi aspetti. È perciò fondamentale considerare la soggettività della scelta, cioè l’interpretazione che ognuno fa del personaggio che sceglie di interpretare. Se i Sith per qualcuno possono essere il simbolo del male, per qualcun altro possono essere il simbolo della potenza e questo veicolerebbe dunque la sua scelta a farne parte. Per cui non vi preoccupate, usare un avatar cattivo non significa essere una persona cattiva.

I videogiochi come realtà alternativa

 

Tuttavia la scelta di avatar cattivi non si può ricondurre esclusivamente a quanto scritto sopra. Ci sono infatti altri aspetti da considerare, quali la funzionalità dell’avatar per gli scopi del soggetto e la possibilità di assumere comportamenti e sperimentare ruoli tipicamente inaccessibili nella vita quotidiana. Lo so, quest’ultima frase è molto brutta, ora cerchiamo di spiegarla in parole povere. Per farla semplice diciamo che il nostro io, per poter comprendere meglio chi siamo realmente, ha bisogno di provare diversi ruoli e diverse esperienze. Tuttavia molte esperienze e molti ruoli nella vita reale sono inaccessibili per diverse ragioni, ecco che dunque entrano in gioco i videogiochi: delle realtà alternative in cui posso concretante vestire i panni di qualcuno che difficilmente posso interpretare nella realtà, senza alcuna conseguenza. Questa possibilità consente al mio io di sfogare il bisogno di sperimentazione soddisfacendolo. Ecco perché molta gente sceglie di usare avatar cattivi: nella vita reale si vestono già i panni del buono, dunque nei videogiochi si provano quelli del cattivo.

Ti interessa l’argomento? Leggi la versione completa dell’articolo.

Gabriele Barone
Laureato in psicologia e appassionato di videogiochi, è uno degli amministratori del blog psicologia dei videogiochi.

Gabriele Barone
Laureato in psicologia e appassionato di videogiochi, è uno degli amministratori del blog psicologia dei videogiochi.

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