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Violenza nei videogiochi: dibattito pro e anti violenza

Dall’avvento dei videogiochi, molti psicologi hanno cercato di verificare gli effetti che questi ultimi potrebbero avere sulla mente umana, fino a giungere alla classica domanda: “Ma chi gioca a videogiochi violenti, diventa anche lui una persona aggressiva?“.

 

Quali sono le posizioni circa la violenza nei videogiochi?

 

Dopo 30 e passa anni dal primo videogioco messo in commercio, non si hanno ancora risposte definitive. Psicologi di tutto il mondo si schierano in due posizioni, ben distinte:

-Posizione pro-violenza: Anderson e Gentile ipotizzano che chi usufruisce di videogiochi violenti automaticamente si identifichi nei personaggi malvagi e aggressivi del videogioco in questione, commettendo volontariamente con quest’ultimo atti di violenza contro altre persone virtuali. Oltre a ciò, le ricompense che il giocatore ottiene compiendo atti vandalici o uccidendo persone sotto commissione diventano un incentivo.

Giocare a videogiochi aumenta di molto il battito cardiaco e la pressione, soprattutto per quanto riguarda i giochi horror e violenti. Da questo presupposto, Anderson et al. hanno pensato che il battito cardiaco aumentato “ecciti” il videogiocatore, che sarà maggiormente coinvolto nel videogioco violento, così da apprendere più facilmente pensieri e comportamenti aggressivi, usati dai personaggi controllati. Cercando di fermare la violenza nei videogiochi.

-Posizione anti-violenza: Molti psicologi, quali, ad esempio, Lowenstein, hanno da sempre sostenuto il fatto che giocare a videogiochi violenti non porti persone ad essere necessariamente violente. Una persona che gioca a “Surgeon Simulator” non diventerà necessariamente un chirurgo, come chi gioca a “Cooking mama” non diventerà uno chef famoso. Così, anche chi gioca a videogiochi violenti non diventerà un serial killer professionista. Ci sono dei rari casi in cui chi gioca a videogiochi violenti poi sia anche maggiormente aggressivo col mondo esterno, però questo potrebbe dipendere da molti fattori, come la personalità e la capacità cognitiva dell’individuo stesso.

Heins sostiene addirittura che videogiochi violenti potrebbero costituire una valvola di sfogo per tutti, per cui è molto meglio compiere atti di violenza tramite un videogioco che nella vita vera, addirittura favorendo la violenza nei videogiochi!

 

Conclusione: I videogiochi come strumenti di apprendimento

 

Entrambe le posizioni, sia chi è a favore alla violenza nei videogiochi e sia chi non lo è, affermano che i videogiochi sono dei potenti strumenti di apprendimento. Purtroppo non sono state ancora effettuate ricerche significative, ma sono state solo formulate ipotesi sulla base dell’osservazione diretta del comportamento di utenti che hanno provato giochi con alto contenuto aggressivo.

Una cosa sottovalutata dalla maggior parte della gente, purtroppo di rilevante importanza, è il limite di età imposto sui videogiochi. Se un videogioco è raccomandato per persone maggiorenni, genitori responsabili non dovrebbero comprarlo per il proprio bambino, altrimenti logicamente apprenderà linguaggi e movenze messe in atto dai protagonisti del videogioco.

Andrea Zanacchi
Laureato in psicologia, e nerd dall’infanzia, adora ogni tipologia di videogiochi, in particolare i “punta e clicca”, i fantasy e i gdr.
Gioco preferito: “The legend of Zelda: the wind waker”.
E’ uno degli amministratori del blog “Psicologia dei videogiochi”

Andrea Zanacchi
Laureato in psicologia, e nerd dall'infanzia, adora ogni tipologia di videogiochi, in particolare i "punta e clicca", i fantasy e i gdr. Gioco preferito: "The legend of Zelda: the wind waker". E' uno degli amministratori del blog "Psicologia dei videogiochi"

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