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Dipendenza da videogiochi: stop agli allarmismi

Recentemente, il mondo dei videogiochi è stato messo sotto accusa dall’ennesima trasmissione ignorante, volta a promuovere la disinformazione al fine di fare audience. Chiaramente, ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale, ma chi vuole intendere intenda. Tuttavia, nelle vesti di esperti del settore, non possiamo accettare che tali trasmissioni fomentino l’ignoranza, dunque, in tutta risposta, vi proponiamo un articolo che spiega cosa significa avere una dipendenza da videogiochi, sottolineando la differenza tra uso e abuso di questi ultimi.

Parlare di dipendenza in maniera barbara

 

La prima cosa che ci tenevo a puntualizzare è la seguente: la dipendenza da videogiochi ESISTE. È una malattia psicologica, che coinvolge giocatori che ABUSANO di videogame. Non c’è un cut-off preciso per dire tu sei dipendente e tu no in termini di tempo dedicato ai videogiochi, pare chiaro però che quando un giocatore gioca 10 ore al giorno di norma, questo possa esserne dipendente. Questo non vuol dire però che un giocatore che usa i videogame 2-3 ore al giorno per rilassarsi sia affetto dalla medesima patologia. Dunque freniamo gli allarmismi, non siamo tutti dei malati da internare. Vi riporto di seguito i criteri che il DSM-IV (il manuale per la diagnosi di malattie psicologiche) usa per decretare la diagnosi di dipendenza da videogiochi:

1. Preoccupazione persistente per il gioco, che si manifesta con il rivivere gli episodi di gioco, programmare la prossima esperienza di gioco o pensare ai modi di trovare il tempo ed il denaro per poter giocare.

2. Necessità di giocare quantità crescenti di denaro per conseguire il grado di eccitazione desiderato.

3. Fallimenti ripetuti nello sforzo per il tentativo di controllare, interrompere o evitare il gioco.

4. Inquietudine ed irritabilità quando si tenta di interrompere o evitare il gioco.

5. Il gioco è una strategia per fuggire dai problemi o per alleviare i sentimenti di disperazione, colpa, ansia, depressione…

6. Dopo aver perso denaro si ritorna a giocare il giorno seguente per tentare di recuperarlo.

7. Si mente alle persone vicine con l’obiettivo di passare più tempo immersi nel gioco.

8. Si commettono atti illegali alla ricerca di finanziamenti per poter giocare.

9. Si è perso, o si è corso il rischio di perdere, relazioni interpersonali a causa del gioco.

10. Si confida che gli altri offriranno il denaro che serve per le necessità quotidiane o quelle causate dal gioco.

Per essere definiti dipendenti bisogna manifestare almeno 5 dei comportamenti descritti. Ora ditemi, quanti di voi si sentono dipendenti?

 

Usare non significa abusare

 

Torniamo però a coloro che giocano ai videogiochi un paio d’ore al giorno. Costoro non sono affetti da dipendenza da videogiochi, infatti fanno uso e non abuso di videogames. Tale uso consente ai suoi fruitori di beneficiare degli effetti positivi dei videogames come ad esempio la velocizzazione dei processi di pensiero, lo sviluppo del pensiero multitasking e l’incremento di immaginazione e creatività. Inoltre sottolineiamo come ci sia molta gente che passa tranquillamente 2-3 ore al giorno a leggere, piuttosto che a guardare tv o a chattare a pc. Queste persone sono dipendenti? Non direi. E allora perché puntare il dito contro i mezzi videoludici? Forse perché è più facile usarli come capro espiatorio.

Concludo dicendo che preferirei che mio figlio trascorresse 2 ore attaccato ai videogame piuttosto che a guardare i programmi televisivi di cui parlavamo sopra! Perlomeno i primi sviluppano il pensiero critico, mentre i secondi lo demoliscono…

Tra l’altro lo sapevi che i videogiochi creano benessere? Questo in tv però non lo dicono… vuoi scoprire come? Leggi l’articolo.

Gabriele Barone
Laureato in psicologia e appassionato di videogiochi, è uno degli amministratori del blog psicologia dei videogiochi.

Gabriele Barone
Laureato in psicologia e appassionato di videogiochi, è uno degli amministratori del blog psicologia dei videogiochi.

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