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Silent Hills: quando troppo hype uccide

Prima di addentrarvi nella lettura occorre fare una doverosa premessa: nonostante siano passati oramai diversi giorni dall’annuncio ufficiale della cancellazione di Silent Hills, chi vi scrive non ha ancora sbollito la rabbia e la delusione. Ho provato ad aspettare che il tempo passasse, proprio per evitare di scrivere in maniera troppo “incazzata”, ma, ahimè, i nervi sono ancora a fior di pelle, tanto era l’hype e tanto alte erano le aspettative per questo gioco.

Se volete farvi un’idea di quella che è la telenovelas del secolo, potete dare uno sguardo alla nostra cronistoria, dove ripercorriamo vita, morte e miracoli di Silent Hills. Questo spazio lo voglio riservare alle mie considerazioni personali sulla vicenda, e sul perché ogni fan della serie abbia il diritto di essere incavolato (per usare un eufemismo) con i diretti responsabili di questa barzelletta.

Silent Hills: dalle stelle alle stalle

 

Chi di voi non ha strabuzzato gli occhi quando, al termine di P.T., ha sentito le note di questo indimenticabile pezzo, accompagnate dalla scritta “Silent Hills”? E quanti di voi, guardando il “dream team” all’opera su questo titolo, hanno pensato “Questo sarà il gioco dell’anno”? Io ero tra questi, pur essendo un inguaribile cagasotto. Non sono mai riuscito a terminare un capitolo della saga tanta era l’inquietudine e l’ansia che mi trasmettevano, ma nonostante tutto, da amante dell’horror, ho sempre subito il fascino di Silent Hill, delle sue ambientazioni, delle sue atmosfere, dei suoi risvolti psicologici, e soprattutto del suo non essere il classico survival horror.

L’attesa era ancora più forte perché Silent Hill, come tutti saprete, da anni vive una parabola discendente: nessuno dei nuovi capitoli è infatti riuscito ad eguagliare la magnificenza dei primi due. Silent Hills era quindi chiamato a risollevare le sorti di una saga in crisi, e siamo sicuri che sarebbe riuscito nell’impresa.

Ed è proprio la ragione alla base dell’incazzatura.

P.T. = Porca Troia!

 

Scusate l’esternazione, ma proprio non sono riuscito e non riesco tuttora a digerire quello che è successo, soprattutto nelle modalità in cui è successo… probabilmente sarà colpa dell’hype. Non è possibile che un progetto di questo valore sia stato gestito con tanta superficialità, non è possibile che le tensioni tra Kojima e Konami abbiano mandato in fumo un gioco che, non me ne vogliano i fan di Solid Snake/Big Boss, aveva un peso specifico superiore anche a Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, e non è possibile sentir dire da Konami che “Silent Hills si farà, ma non sarà lo stesso gioco”, è una dannata contraddizione in termini, nonchè un’immane, pantagruelica, gargantuesca cazzata!

Silent Hills cancellato: quando troppo hype può uccidere

Tanto varrebbe fare questo…

Perché Silent Hills è morto nel momento in cui Kojima è stato messo alla porta e nel momento in cui Guillermo Del Toro ne ha annunciato la cancellazione tramite il suo profilo Twitter, quindi, cara Konami, Silent Hills NON si farà. E’ inutile sottolineare l’ovvio: la saga continuerà, così come continuerà, e lo sappiamo tutti, anche Metal Gear Solid, pur senza Kojima. Ma è inutile prendere in giro i fan: ciò che ne verrà fuori potrà anche essere un buon prodotto, ma non potrà mai eguagliare quei pochi minuti ammirati in P.T.: la mente contorta di Del Toro, la visione d’insieme e la potenza del Fox Engine di Kojima ed il carisma di Norman Reedus non sono cose che si comprano al supermercato.

Quale futuro per Konami?

 

Nonostante l’hype generato da questo gioco abbia spappolato diversi fegati, tra cui il mio, cercherò, almeno per un attimo, di recuperare la lucidità, per esprimere una mia personale considerazione sui protagonisti della vicenda. Come abbiamo detto in precedenza, la situazione è stata gestita nel peggiore dei modi, ma Konami ne esce estremamente ridimensionata.

Silent Hills cancellato: quando troppo hype può uccidere

Anche questo potrebbe essere Silent Hills?

Non intendiamo soffermarci sulla crisi che ha colpito i videogames di matrice nipponica, ma Konami era una di quelle poche case a non averne particolarmente risentito, grazie anche a franchise del calibro di PES, Metal Gear Solid e, appunto, Silent Hill. Ma se mettiamo in conto l’evidente flessione in cui sono incappati PES e Silent Hill (i cui ultimi capitoli sono buoni, ma non eccellenti), rimarrebbe il solo Metal Gear Solid a “tirare la carretta”.

Ma diciamocelo sinceramente: quanti di voi comprerebbero un Metal Gear Solid non creato da Kojima?

Ecco che il futuro di Konami, senza il suo designer di punta, è sempre più avvolto nel mistero; come anche quello di Kojima, d’altra parte. L’autore continuerà sicuramente a sfornare nuovi lavori, ma non si sa per chi, anche perché, occorre ricordarlo, si tratterebbe di ricominciare letteralmente da zero, siccome tutti i titoli per cui egli è conosciuto sono proprietà di Konami, ma al buon Hideo non mancano di certo le qualità per ripartire.

La speranza è l’ultima a morire

 

Permettetemi, inoltre, un’ultima considerazione su Silent Hills: chi vi scrive spera che il progetto, in un modo o nell’altro, possa vedere la luce, tanto alte erano le aspettative e l’hype generatesi giocando a P.T., ma le probabilità che ciò accada sono prossime allo zero. Come sono prossime allo zero le possibilità che i due litiganti possano riappacificarsi, ed il fatto che Konami abbia in mente di continuare la saga di Silent Hill con un nuovo capitolo, magari anche chiamandolo Silent Hills, non farebbe che peggiorare le cose.

Perché sappiamo bene che, per quanto buono possa essere il lavoro che ne verrà fuori, in P.T. c’era tutto quello che Silent Hill avrebbe dovuto essere, e che da troppo tempo non è più.

Silent Hills è morto, Viva Silent Hills… o forse no?

Nasce a Torre del Greco nei favolosi anni 80, e scopre sin da subito le sue due grandi passioni: la musica e i videogiochi, e decide di coltivarle entrambe. Anni dopo scopre il giornalismo, e dopo aver scritto per diversi siti web, crea Nerdmonday.

Nasce a Torre del Greco nei favolosi anni 80, e scopre sin da subito le sue due grandi passioni: la musica e i videogiochi, e decide di coltivarle entrambe. Anni dopo scopre il giornalismo, e dopo aver scritto per diversi siti web, crea Nerdmonday.

2 comments

  1. Ferdinando scrive:

    Ma andate a morire ammazzati

  2. Greco Giovanni scrive:

    Io ucciderei loro????

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