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Perché i videogiochi ci attirano tutto quel tempo?

Chiunque abbia mai giocato ad un videogame sa quant’è facile starci attaccato delle ore senza accorgersene. Questo perchè l’attività è talmente coinvolgente da assorbirci in uno stato di flow, ovvero uno stato di piacere  in cui tutte le altre dimensioni sembrano svanire (la dimensione temporale compresa). Cosi è facile non accorgersi che sono già le 21 e bisogna uscire, o che il cellulare squilla, o magari che bisognava studiare per il compito di domani. Non vi preoccupate: questo stato non è pericoloso, anzi, esso presenta diversi lati positivi in termini di benessere.

 

Perché i videogiochi ci attirano tanto? Le caratteristiche della console

 

Il primo aspetto da considerare per rispondere alla domanda sta nelle caratteristiche del medium. La console infatti, in termini di stimolazione sensoriale, è un sistema molto complesso. Essa invia segnali sia ai nostri recettori visivi (attraverso alle immagini proiettate sullo schermo), sia al nostro apparato uditivo (attraverso ai suoni). Inoltre talvolta invia anche delle stimolazioni propriocettive (come ad esempio la vibrazione del pad). Tutte queste stimolazioni hanno principalmente due effetti: da un lato aumentano il senso di presenza del giocatore, che avvertirà l’esperienza come maggiormente realistica e dunque ne sarà coinvolto; dall’altro esse stimolano continuamente i sensori percettivi dell’utente, costringendo il cervello ad una continua elaborazione di dati e catturando quindi la sua attenzione. Se aggiungiamo che spesso i contenuti dei giochi sono fantasiosi e gradevoli, possiamo comprendere il perchè della piacevolezza dell’esperienza.

 

Il soddisfacimento dei bisogni

 

Ebbene sì, la gradevolezza dei videogiochi non è una questione meramente percettiva, ma coinvolge anche la sfera dei bisogni. Perchè i videogiochi rispondono a dei bisogni, inutile affermare il contrario. Se consideriamo la piramide di Maslow, infatti, ovvero una delle teoria principali per quanto riguarda la teorizzazione dei bisogni umani, possiamo notare come i videogiochi possano rispondere almeno a tre di questi bisogni: essi infatti possono favorire l’incremento dell’autostima grazie ai meccanismi di esposizione dei problemi e ricerca delle risposte o grazie alla competizione con altri utenti. Inoltre permettono l’autorealizzazione: il compimento di gesta eroiche o anche semplicemente lo svolgere un’attività rilassante ne sono un esempio. Infine, i videogames di ultima generazione possono anche garantirci il bisogno di affiliazione: come? Attraverso alla possibilità di costituire delle relazioni online. L’esempio classico è l’appartenenza ad una gilda o ad un’alleanza.

 

Piramide dei bisogno di Maslow

Piramide dei bisogno di Maslow

La simulazione della realtà

 

Non dimentichiamo inoltre che i videogiochi sono emulatori di realtà. Essi però presentano alcuni vantaggi rispetto a quest’ultima: consentono l’esplorazione di più ruoli e non garantiscono le conseguenze delle proprie azioni. Vantaggi ovviamente in termini psicologici, perché ciò ci consente di prendere le veci di personaggi o creature senza dover fare i conti con la realtà e con la coscienza. Quest’esplorazione di ruoli priva di conseguenze ha due principali aspetti benefici: da un lato consente di fare esperienze altrimenti irrealizzabili, sfogando quindi desideri inconsci, e dall’altro consente di ridurre l’ansia tipica della vita quotidiana (non devo preoccuparmi di sopravvivere, di mangiare, di proteggermi, ecc.).

Tutti questi aspetti uniti insieme producono un’esperienza estremamente attrattiva e coinvolgente, priva di ansia che garantisce la realizzazione di bisogni primari e di qualsiasi fantasia. Quindi la domanda corretta è Come possiamo non rimanerci incollati delle ore?

Gabriele Barone
Laureato in psicologia e appassionato di videogiochi, è uno degli amministratori del blog psicologia dei videogiochi.

Gabriele Barone
Laureato in psicologia e appassionato di videogiochi, è uno degli amministratori del blog psicologia dei videogiochi.

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