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Valiant Hearts: la guerra non è un gioco

Valiant Hearts: The Great War è stato un’epifania. La scoperta di un titolo simile è come scoperchiare un vecchio baule trovato in cantina e trovare una mappa del tesoro. Valiant Hearts amplifica il concetto di videogioco e si pone su un livello più alto, diventa strumento di conoscenza e di intrattenimento, mezzo di comunicazione dal grande impatto emotivo e modello da seguire da qui a venire. Valiant Hearts è un gioco del 2014 sviluppato da Ubisoft Montpellier e distribuito in digital download. Ubisoft ha ricevuto negli anni critiche, giustificate o meno, per colpi a vuoto o per saghe reiterate nel tempo senza uno spiraglio di innovazione e cambiamento. I casi emblematici sono, ovviamente, Assassin’s Creed e Watch Dogs, quest’ultimo non all’altezza dell’hype creato ad arte dalla campagna di marketing. Ubisoft, però, è stata in grado, in questi anni, di regalare grandi soddisfazioni che corrispondono ai nomi di Child of Light e, appunto, Valiant Hearts. Entrambi sfruttano l’UbiArt Framework per regalare atmosfere sognanti e ovattate.

valiant hearts

Valiant Hearts, nello specifico, è da considerarsi tra i migliori titoli usciti negli ultimi anni per le incredibili potenzialità da media universale racchiuse in poco più di un giga. Il titolo è una finestra toccante e empatica sulla Grande Guerra combattutasi dal 1914 al 1918. Nell’ultimo periodo non sono mancate polemiche stucchevoli sul ruolo dei videogiochi nella società, scaturite dall’attacco terroristico alla redazione Charlie Hebdo. Il mondo dei videogiochi è talmente variegato e ricco di sfaccettature da far sembrare impossibile la poca professionalità di giornalisti che ne parlano senza sapere alcunché sull’argomento. I videogiochi possono vantare un altro paladino in loro difesa e questo è proprio Valiant Hearts, perché il titolo Ubisoft dimostra quanto siano infondata la ”paura” di questo media eccezionale. In Valiant Hearts il giocatore viene catapultato negli anni della Grande Guerra, ma questa volta non dovrà imbracciare un fucile e andare a testa bassa verso i nemici per accumulare punti uccisione. Valiant Hearts vuole di più dal giocatore, vuole che egli comprenda cosa sia stata la Prima Guerra Mondiale dal punto di vista storico, politico, ma prima di tutto, sul piano umano.

Nel gioco si potranno guidare vari personaggi: un giovane deportato tedesco che anela di ricongiungersi con la propria famiglia, un padre di famiglia arruolato nell’esercito francese che andrà alla ricerca del marito della figlia, un’infermiera impegnata al fronte, un soldato americano arruolatosi volontariamente e addirittura un cane, uno di quei cosiddetti cani di guerra che aiutavano i soldati e i generali nel ritrovamento di provviste e nel trasporto di viveri e medicine. Per completare gli schemi si dovranno risolvere puzzle di vario genere, dare direttive al cane, quando sarà disponibile, completare QTE che permetteranno all’infermiera di curare i soldati gravemente feriti, trovare oggetti importanti per le truppe e così via. La cosa che sorprende è che Valiant Hearts non mira al mero raggiungimento di un obiettivo, ma alla comprensione totale dei motivi che ci porteranno a eseguire le azioni di gioco. I fatti raccontati sono reali, le battaglie a cui dovremo prendere parte sono proprio quelle che si leggono sui libri di storia. Ogni singolo atto, infatti, è presentato da delle pagine di storia che ci rendono edotti sugli avvenimenti più importanti della Grande Guerra.

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Non sarà raro trovare delle vere e proprie curiosità che forse neanche sui libri di storia è possibile trovare. Ad esempio, durante la battaglia di Ypres, in Belgio, fu usato per la prima volta il gas cloro, un gas che corrode la pelle e i polmoni. La curiosità sta nel fatto che i soldati utilizzavano, come mascherine, dei fazzoletti imbevuti di urina. L’urina, infatti, depotenziava gli effetti del gas cloro. Le musiche magnifiche di Valiant Hearts rendono bene l’idea dell’ottimo lavoro fatto dalla Ubisoft. Gli sviluppatori volevano creare empatia nei giocatori nei confronti dei soldati, costretti a condizioni igieniche precarie, strappati ai propri cari, mandati a morire spesso per ottenere vittorie fugaci e senza alcun rilievo dal punto di vista strategico, ma soprattutto empatia con i familiari che si ritrovarono senza i loro punti di riferimento e con la paura perenne di ricevere notizie tragiche dal fronte. Per ottenere ciò, sono state composte musiche dalla melodia penetrante. Tra gli oggetti che è possibile ritrovare nei vari scenari (tutti in finto 3D, con la possibilità di spostarsi solo in 2D), ci sono delle lettere reali inviate dai soldati ai propri cari. Esse furono scritte da tedeschi, francesi, italiani, austro-ungarici, proprio perché Valiant Hearts vuole rimanere imparziale, la guerra e la morte non conoscono differenze di etnia e di patria.

Il titolo meriterebbe spazi molto più ampi delle case dei videogiocatori, Valiant Hearts dovrebbe essere portato nelle scuole, di qualsiasi grado, nelle aule magne, dovrebbe essere visionato e giocato durante conferenze, assemblee e convegni. Citare i videogiochi solo quando accadono stragi e fatti di cronaca dalla violenza inaudita e non prendere in considerazione titoli di tale portata è malafede.

Laureato in Lettere Moderne, appassionato di videogiochi ormai da tanto, troppo tempo. Il suo genere preferito è il survival horror. Adora la saga di Silent Hill

Laureato in Lettere Moderne, appassionato di videogiochi ormai da tanto, troppo tempo. Il suo genere preferito è il survival horror. Adora la saga di Silent Hill

One comment

  1. Pasquale Gamer89 scrive:

    Sono d’accordo, grande videogioco

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