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Il Moige non ci capisce, noi nemmeno.

L’ennesima disinformata e bigotta campagna contro la cattiva influenza dei videogiochi, con conseguente umiliante performance di FAVIJ di cui parliamo QUI mi ha permesso di riflettere su due importanti aspetti.

il primo, riguarda la meravigliosa e virile copertina che Claudio indossa nel video. Sul serio, guardatela.

Il secondo riguarda il concetto di fastidio, ma non come ve lo aspettate.

Shock Value

 

I Videogiochi sono solo l’ultimo media in ordine temporale, a convogliare messaggi che vanno a provocare le ire dei gruppi di difensori del cosiddetto “BUON GUSTO

Il fatto che loro stessi si rappresentino chiusi come una cozza, la dice lunga

Il fatto che loro stessi si rappresentino chiusi come una cozza, la dice lunga

 

Viene definito Shock Value, la capacità di una forma comunicativa di provocare rabbia, stupore , finanche  disgusto e FASTIDIO per i suoi contenuti.

Come in passato è successo per altri settori, anche l’industria videoludica ha capito che controversy creates cash, ovvero che cavalcare lo scandalo frutta non poca pubblicità e la pubblicità non pochi guadagni. Sconvolgere il pubblico è ciò che qualunque comunicatore desidera, farlo andando a contrastare il vasto mondo della “pubblica decenza”, collocandosi di proposito in quella enorme frattura che da sempre divide adulti preoccupati di impartire sani valori e giovani desiderosi di provocazioni sempre più spinte, non è certo una strategia ideata dalla Rockstar Games.

Oh cielo, un pistolino!

Oh cielo, un pistolino!

Il perdurato abuso di questa tecnica però porta alla desensibilizzazione (tanto cara ad Uno Mattina).Ora, dato che questo è un sito nerd gestito da nerd, non crediamo che questo possa portare ad una generazione di terroristi, quanto piuttosto ad una generazione di videogiocatori annoiati da atmosfere abusate e prive di originalità.

Non c’è davvero più nulla in grado di impressionarci?

Un fastidio possibile, un fastidio artistico

 

Mi confesso: questo editoriale in realtà è una terapia di supporto per un mio problema recente. Mi ritenevo un videogiocatore ed una persona imperturbabile e navigata..

Poi è arrivato Spec Ops: The Line.

Per chi non lo conoscesse, Spec Ops si presenta come il classico sparatutto in terza persona che sfrutta (non senza qualche imprecisione) il sistema di coperture di Gears of war, grafica spettacolare, atmosfera da fantaconflitto ai giorni nostri. Niente di nuovo, l’ideale per attirare anche il fan casuale solito scenario di combattimento per poi fargli realizzare volente o nolente cos’è davvero una guerra: totale insensatezza.
La trama di Spec Ops si ispira dichiaratamente ad Apocalypse now, quindi a Cuore di Tenebra di John Conrad; nelle (in verità poche) ore di gioco, ci troveremo in una Dubai meravigliosamente deturpata dal caos irrazionale della natura e dell’uomo in un viaggio che sposta il focus dei giochi di guerra verso tematiche mai affrontate così bene.

In più offre una nuova prospettiva sui selfie

In più offre una nuova prospettiva sui selfie

 

Walt Williams, lo sceneggiatore del gioco, ha dichiarato che uno dei possibili finali è che il giocatore posi il joystick perplesso, sfinito e disgustato. E questo è il punto focale a cui volevo arrivare. Questo è ciò che è successo a me.
La consapevolezza dell’insensatezza delle proprie azioni, l’ingiustificabilità della guerra, la falsità dietro al concetto di eroe, tutto viene mostrato con una regia strepitosa e modi soffocanti: non ci sono locuste mostruose o alieni colonizzatori, ci sono civili, ci sono commilitoni, ci sono scelte morali da fare ad ogni proiettile sparato. Ad ogni risposta ai propri sottoposti.
Finire Spec Ops è stato un processo sfiancante, di controvoglia. Oltre il pensiero di bug tecnici e analisi smaliziate, immerso e sconfitto dall’orrore di Dubai, complice delle atrocità sullo schermo: consapevole di esserne colpevole..mi son dovuto fermare…

Quante volte vi è capitato con un gioco?

L’orrore, L’orrore..

 

Certo, parliamo comunque di un gioco che ha diviso,con sia un seguito di culto che una folta schiera di pubblico pronta a considerlo pretenzioso e sostanzialmente piatto..ma mi ha permesso di realizzare che più che vampiri, gore, neonati catapultati da biciclette su spuntoni, la cosa che davvero può spingere un moderno videogiocatore a provare disagio è la realtà dei fatti, il mondo così come lo cerchiamo disperatamente di ignorare voltando lo sguardo, cambiando canale e magari premendo start alla schermata iniziale di un videogioco.

Le cose da cui davvero scappiamo ogni singolo giorno.

Advent
Ingegnere. Da anni cerca di essere la persona più cattiva possibile.

Advent
Ingegnere. Da anni cerca di essere la persona più cattiva possibile.

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