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Videogiochi e cinema: l’arte messa da parte

Se questo articolo fosse la solita classifica di adattamenti cinematografici l’espressione sul vostro volto sarebbe la stessa che fate ogni volta che qualche regista esaltato annuncia l’ennesimo adattamento cinematografico di un videogioco.

“C’è davvero bisogno di sapere se c’è qualcosa che fa più schifo del film su Super Mario?”

Si, ma non è questo il punto

Si, ma non è questo il punto

Il  problema in sé, però, non è da poco: abbiamo trame così strutturate da essere un’alternativa valida ad un’arte oggi più che mai in grossa crisi di contenuti, eppure il connubio cinema-videogiochi è ormai sinonimo di disastro annunciato. Com’è stato possibile arrivare a tanto?

Frodi e Fallimenti

 

I film tratti da videogames sono vittima di una delle peggiore abitudini dell’industria del cinema: mettere il famigerato branco di scimmie intorno ad una macchina da scrivere (o macchina da presa!), raccoglierne lo sterco e appiccicarci un’etichetta di sicuro successo.

Il classico trucco del mattone nella custodia dell’iPhone.

Uwe Boll, autore di perle come Far Cry o House of the dead nonchè il leader maximo di questa categoria di truffatori, è il più fulgido esemplare di autore che violenta i videogiochi per profitto, senza il minimo rispetto verso l’opera originale ed i suoi fans, spesso incolpati di essere troppo pretenziosi e addirittura sfidati ad incontri di boxe quando si lamentano troppo

Più che una scimmia, il vero e proprio anello di congiunzione fra il titolo famoso e la resa finale ad minchiam. Al buon Uwe andrebbe dedicato un intero articolo o, potendo scegliere, un plotone d’esecuzione.

In attesa di una o dell’altra cosa, non crediate che ad Hollywood lavorino menti più sensate: Street Fighter, The legend of Chun-Li (Bartowiahk,2009)  ci regala pur sempre un inspiegabile Bison ex furfantello irlandese e Kristen Kreuk invischiata in  scene di combattimento orribili e meravigliosi costumi in tema “malattia venerea del sud-est asiatico”.

Me love you long time!

A volte, invece, va riconosciuto che il risultato si rivela modesto nonostante l’onestà alla base del progetto una volta che ci si scontra con limiti di budget o di realizzazione tecnica. Ma se imbastire una storia appetibile a tutti su un idraulico che salta su funghi bipedi e tartarughe volanti è difficile, meno lo è affrontare  una saga con grossi margini di manovra che autorizza il CGI più spinto purchè si includano di colpi di scena ed azione epocali.

Final Fantasy (Sakaguchi, 2001) ci aveva provato: budget gargantuesco, trovata pubblicitaria della diva interamente digitale e un film della domenica pomeriggio di Canale 5 come risultato finale.
Una trama talmente moscia che neanche il salvifico tentacle-rape che la nostra beniamina Aki subisce per scoprire il segreto dei “Fantasmi”riesce a risollevarla .

Troppi doujinshi e pochi videogiochi rendono Aki un’attrice fallita.

Non così facilmente, c'è ancora tutto il secondo tempo!

Non così facilmente, c’è ancora tutto il secondo tempo!

“Pecore Nere”

 

Per fortuna non tutti sono Uwe Boll. Anche se affetti da “sequellite” acuta, Resident Evil (Anderson, 2002) e Lara Croft: Tomb Raider (West, 2001) riescono a dare ciò che si pretende da un adattamento apprezzabile: Milla Jovovich e Angelin…Film piacevoli con buona resa visiva, azione ben calibrata e soprattutto atmosfere coerenti con il mondo che andavano a rappresentare (ve le ricordate le tette della Jolie quando ancora c’erano?).

Il cinema asiatico riesce a fare ancora meglio, e non solo con tette digitali. Se Final Fantasy Advent Children (Nomura, 2005) rappresenta una svolta della produzione in CGI verso territori collaudati di una storia originale che meritava di essere ampliata, con Ace Attorney (Miike, 2012) abbiamo un mostro sacro del cinema come Takashi Miike che approccia un videogioco di successo con cura, senza temere di uscirne sminuito: il risultato è a mani basse il miglior adattamento mai realizzato.

Takashi, sposami e dammi tanti piccoli yakuza come piacciono a te

Takashi, sposami e dammi tanti piccoli yakuza come piacciono a te

Il Futuro

 

Ciò che condanna la maggior parte delle opere è dunque la mancanza di rispetto. I videogiochi sono trattati con la spocchia riservata ad un passatempo minore, mentre i fatti ci parlano di una vera e propria arte creativa, non gestibile da registi e sceneggiatori che non hanno la minima idea del prodotto iniziale. Con l’avvento di produzioni americane su Gears of War  e Assassin’s Creed ci troviamo di fronte a due universi sufficientemente profondi per caratterizzazione e personaggi senza bisogno di essere “revisionati” in alcun modo.
Purtroppo le ultime news parlano di riscritture di sceneggiatura e rinvii, due sintomi decisamente non promettenti.

Non dateci Jeremy il ninja teenager, dateci Ezio.

Advent
Ingegnere. Da anni cerca di essere la persona più cattiva possibile.

Advent
Ingegnere. Da anni cerca di essere la persona più cattiva possibile.

One comment

  1. Riccardo scrive:

    Non tutti i film di Uwe Boll sono delle merde: Postal è molto carino… :-)

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